All’ex Orto Bertoni Il quartiere travolto da due ’rotte’

Via Bertoni ancora chiusa mentre si lavora senza sosta per rimuovere il fango portato dal Lamone

All’ex Orto Bertoni  Il quartiere travolto da due ’rotte’
All’ex Orto Bertoni Il quartiere travolto da due ’rotte’

Fra le Bocche dei Canali e il cimitero, il Lamone presenta una serie di anse ed è proprio in corrispondenza del tratto finale dell’ultima curva, all’altezza dell’estremo sud del parco Baden-Powell e degli ultimi caseggiati di via Lacchini che nella notte fra martedì e mercoledì scorsi c’è stata una prima esondazione; un chilometro e mezzo oltre, verso nord, in corrispondenza di un’ansa a sinistra, ecco l’imponente frattura dell’argine, un’apertura di una quindicina di metri, responsabile dell’allagamento dei campi fino a via Firenze, del cimitero lato sud e del quartiere Bertoni lato nord-est.

Proseguendo lungo l’argine, a un certo punto si nota una profonda crepa di diversi metri, longitudinale che si inclina lungo la sponda verso i campi. Poi si arriva alla seconda ‘rotta’, quella dietro al vecchio muro del cimitero (ne scriviamo nell’altro servizio). E come in una manovra a tenaglia l’acqua ha aggredito cantine, case, tombe, esercizi commerciali dal quartiere Bertoni alla circonvallazione raggiungendo anche il reticolo di strade attorno a via Paolo Costa, dietro alla chiesa dei Cappuccini. Percorrendo l’argine, che fa parte del percorso naturalistico dell’anello del Lamone, risaltano in tutta evidenza alcune incongruenze connesse al corso del Lamone.

La prima è che la parte destra del fiume è priva di argine perché il corso d’acqua è ben più basso del piano di campagna e sono i campi a costituirne il confine: eppure ad appena ventitrenta metri dal fiume sorgono caseggiati, raggiungibili dalla provinciale Sarna! Evidentemente si tratta di antichi casolari ristrutturati prima della legge Galasso del 1985. Dalla parte del quartiere invece il Lamone ha un argine di qualche metro; anche qui ci sono edifici a ridosso del fiume. Va da sé che quando nei primi anni Ottanta il quartiere venne realizzato, nessun tecnico comunale poteva avere chiare situazioni eccezionali e disastrose come quelle attuali, ma è evidente che da oggi in poi l’argine del Lamone dalle Bocche dei Canali al cimitero (e ben oltre, viste le altre rotte) dovrà essere adeguatamente rafforzato.

Nel quartiere dell’ex Orto Bertoni, costruito a partire dal 1982, non c’è praticamente casa o palazzo che non sia stato raggiunto dall’acqua e dal fango. Perché diversamente dall’inondazione del 2 maggio, quando il Lamone invase il quartiere attraverso le condutture fognarie e l’acqua arrivò fino a metà dell’ultimo tratto di via Bertoni, questa volta la ‘rotta’ e l’esondazione hanno riversato milioni di metri cubi di acqua e fango, spinti fino a via Firenze. Una strada, questa, che proprio in prossimità dell’incrocio con l’unica strada che porta al quartiere, via Bertoni, presenta un avvallamento ed è chiusa da una settimana, senza un accenno di intervento: una chiusura che obbliga i già martoriati abitanti a compiere un percorso di tre chilometri per raggiungere la città che invece dista poche centinaia di metri.

Nel quartiere molte strade sono ancora ricoperte di fango, i marciapiedi, come due settimane fa, sono pieni di suppellettili, macchinari (frigoriferi, lavatrici), indumenti e tanto altro. Gli abitanti, aiutati dai volontari, da una settimana non conoscono sosta nel lavoro di rimozione di acqua e fango. "Certo che sono demoralizzato, avevamo appena ripulito tutto e di nuovo è stato il disastro, anzi, di più. Ma non è certo il momento di cedere, ci andiamo su dietro, come diciamo noi romagnoli" commenta Marcello che, imbrattato di fango dai capelli in giù, si sta prendendo una piccola pausa a metà di via Bertoni, dove sta operando una grossa ruspa per la rimozione di quintali di melma. Eppure la sensazione che si ricava, girando, è che il quartiere, essendo defilato, sia anche un po’ dimenticato.

c.r.