Quotidiano Nazionale logo
23 apr 2022

Contachilometri alterati, a processo

In 28 a giudizio per un’inchiesta su decine di truffe legate alla vendita di auto usate: sequestri per 120mila euro

Nel mirino dell’operazione ’Dedalo-Km zero’ sono finite 18 aziende (repertorio)
Nel mirino dell’operazione ’Dedalo-Km zero’ sono finite 18 aziende (repertorio)
Nel mirino dell’operazione ’Dedalo-Km zero’ sono finite 18 aziende (repertorio)

Il gup Corrado Schiaretti, su richiesta del pm Angela Scorza, ieri mattina ha disposto il rinvio a giudizio di 28 persone nell’ambito dell’inchiesta che riguardava decine di truffe legate alla vendita di veicoli usati dei quali venivano edulcorati i dati relativi al chilometraggio. I reati contestati a vario titolo sono di associazione per delinquere, truffa, trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio e auto-riciclaggio. E proprio in relazione a quest’ultimo punto, nel settembre 2020 la guardia di Finanza, in seguito ad accertamenti patrimoniali, su disposizione del gip aveva eseguito un sequestro di beni per circa 120mila euro: tra questi figuravano anche un appartamento sul territorio ravennate e tre diamanti da due carati l’uno. Secondo le indagini di polizia stradale e squadra mobile coordinate dal pm Scorza, il gruppo, composto sia da romeni che da italiani, era specializzato nel truffare ignari acquirenti. In buona sostanza al veicolo usato venivano tolti migliaia di chilometri: quindi il mezzo veniva rivenduto a un prezzo superiore al reale valore ma ancora appetibile rispetto a quello di mercato. A suo tempo l’operazione, battezzata ‘Dedalo – Km zero’, aveva consentito di scardinare un collaudato sistema messo in piedi perlopiù tra Ravenna e Brescia.

Gli accertamenti a fine 2019 avevano portato a un’ordinanza con la quale si disponevano misure cautelari personali, diverse delle quali poi revocate, nei confronti di 25 indagati e il sequestro di 18 aziende con relative automobili (320) e conti correnti (39 su due banche). I successivi riscontri di polizia economico-finanziaria delle Fiamme Gialle, per l’accusa avevano permesso di appurare che buona parte dei proventi illeciti veniva reinvestita in parte con trasferimenti all’estero e in parte per l’acquisto di beni immobili e preziosi anche grazie all’uso di prestanome. Il procedimento si era innescato da una querela presentata a fine 2017 da un uomo che si era accorto che la Nissan di seconda mano appena comperata aveva 150mila chilometri in più rispetto a quelli dichiarati al momento dell’acquisto. Caratteristica estremamente pericolosa del sistema alla base della contestata truffa, per gli inquirenti stava nel ciclo di vita brevissimo dell’impresa creata apposta per acquistare auto usate, abbassarne i chilometri e rivendere.

L’indagine era passata in particolare attraverso l’analisi di un fenomeno apparso anomalo per Ravenna: il numero delle imprese individuali (oltre 300) aperte per vendere auto usate, risultava essere di quattro volte superiore rispetto a quello delle province limitrofe. Tra il 2016 e il 2018, le 18 imprese sequestrate, avevano movimentato ben 1.600 veicoli dei quali – secondo l’accusa – 300 avrebbero subito il taglio drastico del chilometraggio. Sono 35 in totale gli acquirenti inquadrati come parte offesa. Processo al via a fine novembre. Nutrita la pattuglia degli avvocati difensori: Carlo e Carlotta Benini, Francesco Papiani, Alessandra Marinelli, Chiara Belletti, Antonio Luciani e Annalisa Porrari.

a.col.

© Riproduzione riservata

Iscriviti alla newsletter.

Il modo più facile per rimanere sempre aggiornati

Hai già un account?