Greta realizza il sogno: ecco i nuovi documenti
Greta realizza il sogno: ecco i nuovi documenti
Ci sono voluti anni, udienze, perizie. Ma alla fine Greta ce l’ha fatta. La giovanissima ragazza transgender di Ravenna, 15 anni, ora ha una carta d’identità che la chiama col suo nome: quello con cui lei stessa ha sempre chiesto di essere chiamata, e non più quello assegnatole alla nascita e che non rispecchiava il genere a cui ha sempre saputo di appartenere. In seguito a una sentenza del giudice ora anche il suo documento d’identità la chiama Greta, così come la tessera sanitaria. Lo scorso 9 novembre Start Romagna aveva accolto la richiesta di poter utilizzare il nome d’elezione sui titoli di viaggio della ragazza invece che quello che era ancora riportato sui documenti anagrafici. Ora sono arrivati anche quelli. "Ieri...

Ci sono voluti anni, udienze, perizie. Ma alla fine Greta ce l’ha fatta. La giovanissima ragazza transgender di Ravenna, 15 anni, ora ha una carta d’identità che la chiama col suo nome: quello con cui lei stessa ha sempre chiesto di essere chiamata, e non più quello assegnatole alla nascita e che non rispecchiava il genere a cui ha sempre saputo di appartenere. In seguito a una sentenza del giudice ora anche il suo documento d’identità la chiama Greta, così come la tessera sanitaria. Lo scorso 9 novembre Start Romagna aveva accolto la richiesta di poter utilizzare il nome d’elezione sui titoli di viaggio della ragazza invece che quello che era ancora riportato sui documenti anagrafici. Ora sono arrivati anche quelli.

"Ieri sono andata a ritirare il documento d’identità e sempre ieri è arrivato il codice fiscale – racconta la madre, Cinzia Messina, che è anche fondatrice dell’associazione ‘Affetti oltre il genere’ –. È stata una giornata molto bella. Ho contattato l’Ausl che mi ha detto di aver già registrato il nuovo nome, ora manca soltanto il nuovo Green pass che però non dipende direttamente dall’azienda sanitaria: dobbiamo capire come aggiornarlo".

La bella giornata è stata macchiata solo dal pensiero della lunga attesa e trafila che la giovane e la sua famiglia hanno dovuto affrontare per arrivare a questo punto: "Greta è stata contenta, ma è talmente tanto che lottiamo per questo, con sempre nuove difficoltà che emergono, che si è anche un po’ stressata: ogni mese c’era qualcosa di nuovo da fare – prosegue la mamma –. È stata felicissima, ma non quanto pensava di esserlo un anno fa, cioè quando pensavamo che sarebbe arrivata la sentenza".

Greta, come racconta sua madre, si è sempre identificata fin da piccola col genere femminile: "E non capiva perché non la riconoscessimo come tale – dice –. Abbiamo iniziato la transizione a 12 anni, quando ha iniziato lo sviluppo".

L’iter per cambiare nome invece è durato quasi due anni: "Occorre presentarsi davanti a un giudice con un avvocato – dice –, ma vista la giovane età di Greta il giudice ci ha a sua volta mandato da un ctu, un consulente tecnico d’ufficio, per verificare l’idoneità delle nostre richieste. Il mese scorso ci è arrivata la sentenza, che viene poi mandata all’anagrafe del Comune di nascita: nel nostro caso siamo stati fortunati, perché Greta è nata e vive tuttora a Ravenna. Altrimenti il Comune di nascita deve inviare la richiesta a quello di residenza, e i tempi si allungano ancora. Le spese di tutto il processo sono alte: si paga l’avvocato, il ctu e la sua relazione. So che di solito la cifra si aggira tra i 1500 e i 2500 euro, ma noi abbiamo avuto degli inghippi che ci hanno portato a spendere tre o quattro volte tanto. Sono in contatto con altre famiglie nello stesso processo, e ho capito che anche la scelta dell’avvocato è importante: occorre affidarsi a qualcuno che crede nella causa, indipendentemente o meno dal patrocinio gratuito".

Cinzia Messina spera che in futuro il processo non richiederà più le tribolazioni attuali: "Deve vincere l’autodeterminazione, si deve arrivare al punto in cui non c’è più bisogno di un giudice per questo. Anche perché per andare davanti al giudice occorre prima aver intrapreso un percorso ormonale da almeno sei mesi, che Greta segue perché si riconosce nel genere femminile. C’è però anche chi non si riconosce in nessun genere, o chi si riconosce in un genere diverso da quello assegnato alla nascita ma non vuole comunque affrontare un percorso ormonale: in questo caso come si fa? Alla fine si è costretti ad assumere ormoni a prescindere se si vuole cambiare nome e genere. Non dovrebbe essere così".

Sara Servadei