Don Bruno resta, parroco di San Gabriele Arcangelo
Don Bruno resta, parroco di San Gabriele Arcangelo

Lugo (Ravenna), 28 luglio 2021 - Dalla devozione religiosa all’ossessione per quel prete, ci è passata in circa tre d’anni. “Lo amo tantissimo, con tutto il cuore”, è arrivata ad ammettere ieri mattina in aula: e poco importa se tutti gli approcci, come dimostrano i tantissimi messaggi, erano stati sempre puntualmente respinti da lui. Perché la sola presenza del don, la faceva stare bene. E quando lunedì sera, dopo la messa del vespro, lei lo è andata a cercare a casa per l’ennesima volta, i carabinieri della locale Stazione l’hanno arrestata in flagranza di reato per stalking. E, come disposto dal pm di turno Angela Scorza, l’hanno scortata ai domiciliari. Il giudice Andrea Chibelli, dopo avere convalidato, su richiesta della procura ha deciso che la donna dovrà ora rimanere a debita distanza - almeno 500 metri – sia dal don che dai due luoghi da lui solitamente frequentati: ovvero l’abitazione e la chiesa appunto.

La prima protagonista della singolare vicenda, è una 47enne di origine straniera ma da tempo residente a Lugo e di professione operatrice socio-sanitaria. Il co-protagonista, suo malgrado, è don Bruno Resta, da fine maggio 2020 alla guida della parrocchia lughese di San Gabriele Arcangelo. E’ stato lui stesso a chiamare i militari a cavallo delle 19 e poi a presentare querela formale per l’accaduto. Dopo la funzione religiosa, temendo una sortita della donna, aveva chiesto ad alcuni fedeli di riaccompagnarlo a casa: e poco dopo l’arrivo, ecco la scampanellata di lei. Non un fulmine a cielo sereno ma una delle tante manifestazioni della signora tra pedinamenti, messaggi, telefonate, raccolta di informazioni sulla sua vita e sui suoi spostamenti, lettere e perfino persistenti apparizioni alle messe con interazioni fuori liturgia: come frasi sussurrate al don nel bel mezzo della funzione. Era addirittura riuscita a intercettarlo in un ritiro spirituale dai frati di Chiusi della Verna, ad Arezzo, del quale il sacerdote aveva parlato con una manciata di persone. Non a caso il don giusto il 10 luglio scorso aveva fatto una prima querela contro quella fedele troppo insistente. Sulla questione, che si trascinava dal 2018 in un crescendo di situazioni, aveva pure provato il vescovo a intervenire su richiesta del sacerdote (la diocesi è quella di Imola) convocando la donna per parlarle. Ma evidentemente la mediazione del prelato non aveva sortito effetti.

Anzi, lei aveva via via intensificato arrivando a trovare un appartamento in affitto sopra alla casa del sacerdote. E se passando davanti all’abitazione di lui vedeva che non c’era l’auto, ecco che allora si preoccupava temendo che il don fosse finito chissà dove. Agli atti figura pure una lunga missiva su carta (una decina di pagine): una sorta di manifesto amoroso in cui la donna oscilla dal misticismo religioso all’attaccamento personale per il sacerdote, inserendo anche qualche immagine della consistenza delle visioni. Il don aveva dovuto cambiare amicizie e abitudini, aveva dovuto spostarsi anche di parrocchia: ma lei era sempre riuscita a capire dove si trovasse: e tutti i giorni andava da lui . In una occasione in sacrestia era stata notata da alcuni fedeli afferrare con forza il braccio del sacerdote mentre lui cercava invano di tenerla a distanza. Come ultima misura per provare ad allontanarla, aveva deciso di non darle più la comunione: ma era stato tutto inutile. "Ho cercato di sopportare fino all’ultimo – si è limitato a dire il don con rammarico - le ho sempre dato consigli buoni: non sono contento per l’esito della vicenda ma lo sono per il fatto che da questo momento lei possa finalmente prendersi cura di se stessa". Per la donna, difesa dall’avvocato Lara Piva, il processo è stato fissato per fine settembre.