Nell’abitazione teatro della presunta violenza arrivarono gli agenti
Nell’abitazione teatro della presunta violenza arrivarono gli agenti
La ragazzina aveva raccontato di essere stata stuprata dal primo mentre l’altro le aveva rapinato il cellulare. Accuse che erano valse ai due imputati, un 31enne originario del Bangladesh e un connazionale 26enne, richieste pena di 6 e di 5 anni. Il collegio penale li ha però assolti entrambi “perché il fatto non sussiste”. Il primo, difeso dall’avvocato Francesco Papiani, doveva rispondere di violenza sessuale aggravata. E, in concorso con il secondo, tutelato dall’avvocato Michele Lombini, di avere rapinato alla giovane –...

La ragazzina aveva raccontato di essere stata stuprata dal primo mentre l’altro le aveva rapinato il cellulare. Accuse che erano valse ai due imputati, un 31enne originario del Bangladesh e un connazionale 26enne, richieste pena di 6 e di 5 anni. Il collegio penale li ha però assolti entrambi “perché il fatto non sussiste”. Il primo, difeso dall’avvocato Francesco Papiani, doveva rispondere di violenza sessuale aggravata. E, in concorso con il secondo, tutelato dall’avvocato Michele Lombini, di avere rapinato alla giovane – all’epoca 16enne - il cellulare, la sim e 50 euro che si trovavano dentro a un portafogli lasciato sul comodino.

A pesare sono probabilmente state le varie incongruenze rilevate dagli inquirenti nel racconto della minorenne la quale aveva inizialmente negato di avere mai visto il 31enne, salvo poi riferire di avere avuto con lui un precedente rapporto sessuale. Altre incongruenze erano state rilevate nei suoi spostamenti e nel suo atteggiamento. La stessa psicologa che l’aveva visitata, aveva annotato nella sua relazione “diverse incongruenze che hanno rivelato una tendenza alla manipolazione”. La vicenda si era innescata a ridosso del Ferragosto 2015 quando la ragazzina – anche lei originaria del Bangladesh – si era allontanata di nascosto dalla sua abitazione in provincia di Genova per venire a Ravenna dove trascorrere qualche giorno di vacanza assieme al 31enne, giovane domiciliato ad Arezzo e al quale lei all’epoca era sentimentalmente legata.

A ospitarli nella propria abitazione in centro ci aveva pensato il 26enne, amico del 31enne. Per qualche giorno i tre erano andati d’accordo. Poi poco dopo l’alba del 13 di agosto, il 31enne – secondo l’accusa – era entrato nella camera di lei per consumare un rapporto presumibilmente partito in modo consensuale: lei avrebbe chiesto poi di smettere, ma lui – sempre secondo la giovane - le aveva tappato la bocca con una mano, le aveva dato un morso e l’aveva bloccata in maniera tale da riuscire a portare a termine il suo proposito. Quindi, dopo averle dato un paio di schiaffoni – prosegue l’accusa - le aveva impedito di rispondere al cellulare strappandoglielo di mano. È a questo punto che era stato chiamato in causa il 26enne il quale avrebbe aiutato l’amico sia a prendere la sim card che la banconota da 50. Poco dopo la ragazzina li aveva denunciati entrambi, si era sottoposta a visita medica ed era tornata a casa. Quando gli agenti erano giunti nell’abitazione ravennate del 26enne, questi aveva spiegato di avere semplicemente allontanato i due dopo circa una settimana in seguito a un veemente litigio notturno che aveva allarmato gli altri residenti del condominio.

a.col.