Daniela Poggiali. Per la 48enne ex infermiera stabilito un fitto calendario di udienze fino a fine di ottobre
Daniela Poggiali. Per la 48enne ex infermiera stabilito un fitto calendario di udienze fino a fine di ottobre
Le statistiche sulla mortalità dei pazienti quando era di turno l’imputata. Ma anche la concentrazione di potassio a suo tempo determinata in un campione di umor vitreo prelevato dai bulbi oculari della vittima. E infine le modalità di prelievo del sangue da cui era stata eseguita l’ultima analisi della paziente. A distanza di una decina di giorni dall’inizio del processo, il presidente della II sezione della corte d’assise d’appello di Bologna, il giudice Stefano Valenti, attraverso una comunicazione alle parti ha chiarito quali potrebbero essere le aree su cui concentrarsi per...

Le statistiche sulla mortalità dei pazienti quando era di turno l’imputata. Ma anche la concentrazione di potassio a suo tempo determinata in un campione di umor vitreo prelevato dai bulbi oculari della vittima. E infine le modalità di prelievo del sangue da cui era stata eseguita l’ultima analisi della paziente.

A distanza di una decina di giorni dall’inizio del processo, il presidente della II sezione della corte d’assise d’appello di Bologna, il giudice Stefano Valenti, attraverso una comunicazione alle parti ha chiarito quali potrebbero essere le aree su cui concentrarsi per eventuali approfondimenti nell’ambito dell’appello-ter contro l’ex infermiera 48enne Daniela Poggiali, alla sbarra per la morte della 78enne Rosa Calderoni di Russi, paziente deceduta l’8 aprile del 2014 all’ospedale di Lugo.

In primo grado la Poggiali era stata condannata all’ergastolo (per la procura uccise con un’iniezione di potassio); sentenza seguita da due assoluzioni in appello sconfessate da altrettante cassazioni.

Ed ecco la ragione dell’appello-ter. Alla prima udienza del 29 giugno, il presidente della corte ha rinviato al 14 settembre per provare a riunire il caso Calderoni con il fascicolo per il decesso di Massimo Montanari, 94enne di Conselice morto il 12 marzo del 2014 sempre a Lugo la notte prima delle annunciate dimissioni: qui la 48enne in abbreviato è stata condannata a 30 anni e si trova tutt’ora in custodia cautelare in carcere.

Oltre a quella già fissata, Valenti ha individuato altre sette udienze tra settembre e ottobre in quanto dal contraddittorio tra le parti, potrebbero emergere "ulteriori necessità istruttorie". In questo senso, sono state indicate tre aree a partire dal dato indiziario "costituito dall’analisi dei dati" legati alla mortalità dei pazienti quando era di turno la Poggiali "in comparazione con quella della colleghe". Il giudice ha qui abbozzato pure un quesito: "E’ maggiore quella notturna?". La seconda area di potenziale interesse, affonda nel potassio determinato nell’umor vitreo da un consulente della procura: il riferimento - continua il giudice - è "all’evoluzione delle conoscenze sul tema da parte della comunità scientifica". Cioè "eventuali studi ulteriori in epoca recente".

L’ultimo punto fa riferimento alle analisi del sangue sulla Calderoni eseguite poco prima della morte e che, per l’accusa, erano state frutto di manipolazione da parte della Poggiali. Il focus per il giudice potrebbe dunque essere su "momento e modo" in cui la siringa eparinata aveva raggiunto il laboratorio "con esiti sfavorevoli all’accusa" (la concentrazione di potassio era risultata normale). Anche qui il giudice ha abbozzato quesiti circa le modalità di conservazione e l’attribuibilità del sangue. L’imputata è difesa dagli avvocati Lorenzo Valgimigli e Gaetano Insolera; l’Ausl è parte civile con Giovanni Scudellari; i figli della defunta sono tutelati da Maria Grazia Russo e Marco Martines.

Andrea Colombari