Attiva a Ravenna una pattuglia anti terrorismo (Foto Zani)
Attiva a Ravenna una pattuglia anti terrorismo (Foto Zani)

Ravenna, 11 agosto 2016 - «Sono indeciso se fare il bravo o se fare una strage, ci devo pensare...». E ancora: «Sei divina come una macchina degli sbirri che brucia!». Affermazioni di notevole spessore quelle postate sul proprio profilo Facebook da un 25enne magrebino che da tantissimi anni abita con la famiglia a Ravenna.

Frasi che sono ora al vaglio del pm Antonella Scandellari della Dda di Bologna. Tanto più che il 25enne, che frequenta la moschea, ha tra i suoi amici virtuali (ma lo ha incontrato pure di persona) Noussair Louati, il 28enne tunisino fermato nell’aprile 2015 sempre nella città romagnola con l’accusa di essersi arruolato nell’Isis per andare a combattere in Siria.

Pure in quell’occasione era stata la Digos ravennate a intercettare i comportamenti strani del sospettato. E anche quella volta era stato Facebook a raccontare molto delle (presunte) aspirazioni del giovane. «Sto arrivando, se Allah lo vuole. Voglio fare il Jihad per Allah», aveva scritto Louati giusto un mese prima del fermo.

Un’altra storia, certo. In questa la polizia, nell’ambito di controlli eseguiti assieme alla guardia di Finanza, è giunta a casa del 25enne per una perquisizione mirata proprio dopo avere messo le mani sulle due frasi. Tutto è accaduto di sera, quella del 22 luglio scorso. Una perquisizione d’iniziativa giustificata dalla ricerca di eventuali armi (non trovate) che ha comunque portato il ragazzo – disoccupato, con carta d’identità rilasciata dal Comune di Ravenna e difeso dall’avvocato ravennate Francesco Papiani – a essere indagato per ricettazione a causa di alcune carte di credito di dubbia provenienza. Fascicolo questo affidato al pm ravennate Angela Scorza che ha deciso di condividerlo per conoscenza anche con la collega della Dda.

Del resto tra il materiale sequestrato, figura pure il cellulare del giovane con le frasi che già conosciamo. A questo punto l’Antiterrorismo dovrà capire se dietro a quelle parole vi possa essere il germe di qualcosa di assai grave o se piuttosto siano solo espressione di una maldestra uscita giovanile.

Ma chi è il 25enne? Il suo profilo presenta solo un paio di precedenti per furti modesti: una bicicletta per la quale a dicembre 2011 ha patteggiato a 2 mesi e 20 giorni; e un paio di pantaloni per i quali a febbraio 2014 ha patteggiato 4 mesi. L’episodio tuttavia più singolare che ha sin qui coinvolto il 25enne, è una sostituzione di persona. In buona sostanza per evitare una multa sul bus, dichiarò di chiamarsi come il figlio dell’ex sindaco di Ravenna.

Solo che il controllore sapeva che alcuni giovani stavano usando la tessera sanitaria del ragazzo perché a casa Matteucci erano giunte diverse multe alle quali era seguita una denuncia di smarrimento della tessera. Il 18 luglio scorso il fascicolo si è chiuso con l’estinzione del reato per esito positivo della messa alla prova. Perché per tre mesi e fino a marzo il ragazzo ha svolto lavori socialmente utili in una pensione per cani.