Il fratello della donna uccisa dal compagno: "Cresco mio nipote senza aiuti dallo Stato"

’Titti’ Olivieri venne strangolata nel 2012 a Rubiera da Ivan Forte. "Non poteva stare con la famiglia del killer" .

Il fratello della donna uccisa dal compagno: "Cresco mio nipote senza aiuti dallo Stato"

Il fratello della donna uccisa dal compagno: "Cresco mio nipote senza aiuti dallo Stato"

Dietro al crudele omicidio di una donna, di una mamma ci sono vittime silenziose. Sono i suoi bambini che, in un battito di ciglia, si trovano soli: orfani di femminicidio. Sono vittime inconsapevoli e impotenti ma in pochi ne parlano, se non nell’immediatezza dei sanguinosi e tragici eventi. È su ciò che oggi, invece, ci si dovrebbe interrogare. Mentre la giustizia farà il suo corso, che ne sarà di loro? Si troveranno ancora una volta al centro di battaglie? I figli di Anna, dottoressa in Medicina nucleare e specializzanda in Radiologia con Unimore – uccisa nei giorni scorsi a Modena – sono troppo piccoli per scegliere. Saranno i Servizi sociali, in concerto con il tribunale dei minori a valutare quale sarà la soluzione meno dolorosa per i piccoli.

A intervenire sul delicatissimo tema è Alessandro Olivieri, fratello della modenese Tiziana, strangolata dal compagno Ivan Forte nel 2012 a Fontana di Rubiera. Alessandro a maggio 2017 ha ottenuto, e non senza poche battaglie, l’affido come genitore monoparentale del nipotino ed ora vorrebbe poterlo adottare.

"Quello che mi sento di dire è che i bambini orfani di femminicidio non devono essere affidati alla famiglia dell’assassino; non è giusto, in primis per loro. Mio nipote aveva soltanto undici mesi quando il padre gli ha ammazzato la mamma, lasciandolo orfano e rovinando quattro famiglie: la sua, la loro, quella che mia sorella si era creata, la nostra, ovvero me e mia madre e la mia vita personale, che io non mi sono potuto costruire. Non è un rimpianto – sottolinea Alessandro – perché per crescerlo io ho abbandonato tutto e ora mio nipote è un ragazzino sereno, ma con un grosso fardello sulle spalle, che si porterà sulle spalle per sempre. Non è mai arrivata neanche una lettera di scuse da colui che lo ha messo al mondo e poi lo ha lasciato orfano, neppure un euro per crescerlo. Noi, i soldi che erano stati previsti al termine del processo non li abbiamo mai visti. Mio nipote è stato abbandonato dallo Stato in tutti i sensi".

In terzo grado, la Cassazione aveva confermato per l’assassino 20 anni di carcere e disposto una provvisionale per il piccolo, per la mamma della vittima e per il fratello superiore a 450mila euro.

"Soldi che non vedremo mai – commenta ancora Olivieri –. Quei soldi gli servivano per costruirsi un futuro: io sono un idraulico, faccio come posso. Lo Stato dovrebbe tutelare questi bambini invece non è così. Io e mia madre ci siamo occupati da soli di lui. Attraverso il mio legale avevo chiesto il pignoramento dello stipendio percepito da Forte in carcere: ma neppure quello si è mai visto. Pensate, quando mia sorella è stata ammazzata, mio nipote è sparito per due giorni: eravamo disperati. I parenti dell’omicida lo avevano portato da altri parenti a Bologna. Grazie ai carabinieri, due giorni dopo il delitto, era domenica – mia sorella era stata uccisa il venerdì sera – siamo riusciti ad andarlo a riprendere e lo abbiamo portato a casa. Ho deciso di crescerlo e lui da allora è con me. Ora ha 13 anni e non ho mai permesso che si avvicinassero a lui; devo pensare a difenderlo. A mio nipote in questi 13 anni non è mai stato dato né un biglietto di auguri né un euro dai nonni e quando mi hanno proposto una mediazione familiare, io mi sono opposto: per lui sono sconosciuti che mai si sono preoccupati del suo benessere. È rimasto orfano a 11 mesi – sottolinea – ci rendiamo conto?".

Valentina Reggiani