Saman Abbas e la fuga dei genitori dall'Italia
Saman Abbas e la fuga dei genitori dall'Italia

Reggio Emilia, 18 giugno 2021 - "Lo zio materno. Quello che ha lo scialle grande che sta nel video insieme a papà...". Sono le parole di Saman Abbas scritte al fidanzato poche ore prima di sparire per sempre, nel nulla. Uno zio materno che vive in Pakistan. Una sorta di "capo villaggio" della comunità degli Abbas in patria. Il messaggio – svelato dalla trasmissione Rai ‘Chi l’Ha Visto?’ – è stato inviato dalla ragazza con la chat di Instagram del profilo della madre che utilizzava di nascosto, dato che non era in possesso di un telefonino in casa, vietatogli dai genitori (deduzione che si capirà più avanti nella conversazione).

Saman: oggi il fratello faccia a faccia con cugino

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Saman Abbas, il fratello tenta la fuga dalla comunità protetta

Il decano della famiglia sarebbe una sorta di ‘mandante’ dell’omicidio premeditato, o comunque uno degli ispiratori. Del ‘delitto d’onore’ perché Saman aveva rifiutato il matrimonio combinato e si era messa col ‘pachistano sbagliato’. Fidanzarsi prima delle nozze ed eventualmente perdere la verginità sarebbe poi una vera e propria onta nella cultura del Paese d’origine. Ed ecco che sarebbe stata presa la decisione dell’orrore.

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"Ho sentito che dicevano che volevano ammazzare qualcuno. L’ho sentito con le mie orecchie...", continua in un audio (fatto ascoltare in tv anche in versione originale in lingua Urdu) Saman al suo ragazzo. Il quale risponde: "Chi lo ha detto? Lo zio poliziotto...?". Lo zio poliziotto (fratello del padre Shabbar) è un’altra figura familiare che vive in Pakistan. E questo dice molte cose. Nei villaggi rurali la polizia è venerata e ha molto potere. Da qui si può intuire come i genitori rientrati in Paese – in un villaggio interno di Mandi Bahuaddin, vicino la città di Lahore – possano godere di una certa protezione essendo influenti. Anche se, chi conosce bene la realtà pachistana, fa capire che se il Governo italiano instaurasse un rapporto di collaborazione proficuo (anche in termini economici) con le istituzioni pachistane, la via della giustizia potrebbe essere più facilmente percorribile.

I due zii, sia il poliziotto sia "quello con lo scialle grande" (in un video mandato da Saman al fidanzato) sono tra i protagonisti dell’azione intimidatoria in Pakistan il 25 gennaio quando hanno minacciato i genitori del ragazzo. Una situazione denunciata dal giovane (la Rai ha mostrato il verbale di deposizione) alla questura della regione italiana in cui vive. Riferendo anche che la madre di Saman gli aveva scritto: "Lascia mia figlia e non sarai più minacciato".

Saman (della quale sono state mostrate foto inedite, una con un segno in faccia presumibilmente per maltrattamenti subìti in casa e una in compagnia della madre Nazia) poi continua terrorizzata nel suo audio: "Mio zio materno ha mandato un vocale whatsapp a mia madre. Lei lo leggeva e diceva: uccidiamola perché questa può fare cose strane un’altra volta e può scappare. Mia madre mi ha detto: non parliamo di te, ma di una ragazza scappata in Pakistan...".

Era il 30 aprile. "Oggi è il 30 (aprile, ndr ). Il 2 (maggio, ndr) vai a prendere la sim?", le scrive il ragazzo. E lei risponde: "Il 2 è domenica, amore. Qui (a Novellara, ndr) è tutto chiuso... Ma prima di andare via devo avere i miei documenti. E lunedì saranno in mio possesso. Poi prendo il treno e vengo...".

Una conferma che Saman voleva il suo passaporto per poter fuggire, il 3 o il 4 maggio, col suo ragazzo e viversi la sua storia d’amore, vera e pura. "Vorrei abbracciarti forte. Sarò sempre con te. Non ti preoccupare, Dio ci aiuterà", scrive ancora lui, il 30 aprile, il giorno prima del presunto omicidio. "Vedremo quello che è scritto nel destino... Sono chiacchiere, ma sono capaci di farlo", risponde lei. Già. Un destino terribile.