"Porto sul palco i capolavori di D’Arzo e Dostoevskij"

Con ‘Il silenzio di Dio’ Silvio Castiglioni torna in scena al salone Snaporaz. Lo spettacolo è strutturato in due monologhi

"Porto sul palco i capolavori di D’Arzo e  Dostoevskij"
"Porto sul palco i capolavori di D’Arzo e Dostoevskij"

Con Il silenzio di Dio, spettacolo tratto dai capolavori di Silvio D’Arzo e Fëdor Dostoevskij, Silvio Castiglioni torna in scena al Salone Snaporaz di Cattolica. Lo spettacolo per la regia di Giovanni Guerrieri, in programma stasera alle 21, è strutturato in due monologhi, Casa d’altri, tratto dall’avvincente racconto di Silvio D’Arzo e Domani ti farò bruciare, ispirato a I fratelli Karamazov, capolavoro di Fëdor Dostoevskij. Al centro il silenzio che separa vita e morte, umano e divino.

Rieccola sul palco cattolichino.

"Di nuovo a Cattolica e nuovamente con uno spettacolo nato qui quindici anni fa. È in pratica il riallestimento di due lavori nati in tempi diversi e che nel tempo, andando in giro per il mondo, hanno trovato una casa comune, perché ancora molto richiesti. È la nuova nascita di un’opera che ha girato anche negli Istituti di Cultura italiani d’Europa".

Come si dipana il dittico?

"Comprende la Casa d’altri e Domani ti farò bruciare. Il primo, di circa 40 minuti, alla morte di D’Arzo fu definito da Montale ‘il racconto perfetto della nostra letteratura’. Me n’ero innamorato una ventina di anni fa e volevo farlo anche per il tema che è quello del fine esistenza. Ruota sulla domanda: a quali condizioni è degna di essere vissuta la vita? Quesito posto nell’incontro tra un’anziana signora, che fa una vita grama e un prete gigantesco che s’incuriosisce a capire cosa le gira nella testa. Il tutto viene espresso in un raffinatissimo italiano e trattato come un radiodramma con suoni di Gian Maria Gamberini, geniale costruttore di suoni".

C’è poi la seconda parte dello spettacolo.

"È un altro testo straordinario, condensato in 25 minuti. È un estratto de I fratelli Karamazov di Dostoevskij , che è la leggenda del Grande inquisitore. Noi l’abbiamo compattato e intitolato Domani ti farò bruciare. È quanto il grande inquisitore dice a Cristo, che nella leggenda raccontata da uno dei due fratelli all’altro s’immagina sia tornato nella Spagna dell’inquisizione. Quando questo lo viene a sapere, lo porta in galera. Gli si siede davanti e lo rimprovera d’essere tornato e di aver donato la libertà che l’uomo non sa usare, promette quindi di condannarlo a morte. Ma Cristo, che di fatto non è in scena , ma tra gli spettatori che si sentono interpellati, nonostante le accuse non risponde".

Nives Concolino