Il processo a Butungu
Il processo a Butungu

Rimini, 26 agosto 2018 - E’ lontana da Rimini, ma le lancette della sua mente ritornanno spesso a quella notte maledetta tra il 25 e il 26 agosto. Esattamente un anno fa. La sua vita è stata strappata via, in mille pezzi da quello stupro di gruppo. Una violenza bestiale messa in atto da tre minorenni e dal loro capo, un 20enne congolese, Guerlin Butungu, il capo indiscusso, quella di cui è stata vittima. Lei, una trans peruviana, la seconda donna stuprata e brutalizzata nella notte dell’orrore a Miramare, ha ripreso però in mano le redini della sua esistenza.

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«Dopo quella drammatica esperienza, ho perso tutto: il fidanzato, gli amici, la città dove vivevo. Tutto quello che avevo costruito – racconta la sudamericana-. Ho abbandonato la vita di strada, non sarei mai più riuscita a rifare quel tipo di lavoro dopo quello che avevo vissuto».

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La donna (che è assistita dall’avvocato Enrico Graziosi) riesce a pensare agli altri, nonostante il male subito: «Grazie a Dio sono stata scelta io per vivere un simile dramma e non un’altra ragazzina. Le avrebbero distrutto la vita perché non sarebbe stata in grado di reggere un simile orrore. Io, invece, sono forte e vado avanti, non posso fare diversamente», confida.

Ai suoi aguzzini non ha mai rivolto parole di odio, ma ha sempre e solo chiesto giustizia. E la indigna che Guerlin Butungu, il capo del branco, abbia fatto appello contro la sentenza che lo aveva condannato a sedici anni di carcere con rito abbreviato: «Che faccia tosta che ha, fare ricorso dopo tutto quello che ha fatto. Ha rovinato la vita a sei persone, a noi tre vittime, i due turisti polacchi e me, ma anche ai suoi tre giovanissimi complici ai quali ha fatto il lavaggio del cervello ed adesso, come lui, sono dietro le sbarre».

Ma la peruviana, che non ha mai mancato una sola udienza del processo diprimo grado contro il congolese e con le sue dichiarazioni era stata fondamentale durante le indagini della Polizia per catturare il gruppo, ci sarà anche il 19 ottobre in corte d’Appello a Bologna: «Fino alla fine sarò lì, l’ho sempre detto e lo farò».