Sos salmonella (foto Donzelli)
Sos salmonella (foto Donzelli)

Rovigo, 6 settembre 2019 - «Al momento non ho segnalazioni particolari dai coltivatori, in questa fase si sta raccogliendo dai campi il radicchio che è stato annaffiato con l’acqua dell’Adige diverso tempo fa, vedremo più avanti se ci saranno problemi con le semine ed i trapianti». Stefano Milan, direttore della Centrale ortofrutticola di Rosolina collegata a quella più grande di Lusia, sintetizza così la voce dei coltivatori dopo il ritrovamento del batterio della salmonella nell’Adige e l’ordinanza firmata dal sindaco Franco Vitale che vieta di annaffiare i raccolti. Rosolina come Rovigo e San Martino di Venezze è uno dei punti dove è stata rintracciato il batterio.

Stefano Milan direttore del mercato ortofrutticolo di Rosolina

Anche i sindaci di Rovigo e San Martino hanno firmato le ordinanze. Ma mentre Arpav con sostegno del servizio igiene dell’Ulss suggerisce come da buona prassi igienico sanitaria di lavare frutta e verdura, sono i coltivatori in questo momento a trovarsi in difficoltà. Specie per il tira e molla informativo che si è delineato tra le due sponde, padovana e rodigina, del fiume, sulla presenza di salmonella. L’Usl 6 Euganea aveva diramato ai Comuni l’allarme avvisandoli della presenza di salmonella nelle acque dell’Adige dopo i prelievi a Vescovana e Anguillara, suggerendo di vietare l’utilizzo delle acque a scopo irriguo già il 27 agosto, mentre l’Usl 5 ha diramato lo stesso allarme il 4 settembre.

«Non ho segnalazioni di problemi – aggiunge Milan – comunque come indica anche la nota dell’Arpav sull’esito delle analisi qualora fosse necessario irrigare le colture, i nostri agricoltori usano le metodiche per scorrimento e subirrigazione e non per annaffiamento». Lusia è rimasta in ballo con le analisi per due giorni, poi il responso è stato negativo. Ma al mercato ortofrutticolo che raggruppa 180 aziende, la filosofia è quella di non abbassare la guardia.

Rossano Fontan direttore del mercato di Lusia (Foto Donzelli)

«I coltivatori – afferma il direttore Rossano Fontan – sono preparati a questa emergenza. L’allerta in pratica non finisce mai, le analisi vengono fatte di routine sempre, sono questi i requisiti per lavorare con sicurezza al cento per cento. I coltivatori di Lusia sono in attesa di capire quale sia l’evoluzione della situazione e attendono istruzioni. In ogni caso i prodotti irrigati grazi ai corsi d’acqua vengono poi lavati con acqua potabile». In questa crisi agricola da salmonella c’è anche chi ci rimette per indotto. Come sostiene Graziano Salvan, titolare di un’azienda vivaistica di Lusia. L’azienda produce piantine orticole di anguria, insalata e zucchine. «Noi – spiega Salvan – le vediamo al coltivatore su commissione che poi le mette a dimora. Se viene vietata l’irrigazione perdiamo gli ordinativi, quindi ci rimettiamo. Per me è un danno incalcolabile. Perché c’è la salmonella nell’Adige? Qual è la causa?».