I Maneskin incoronati a Sanremo
I Maneskin incoronati a Sanremo

Bologna, 7 marzo 2021 - “Zitti e buoni“, in fondo, non lo sono mai stati. Così i Maneskin - ’chiaro di luna’ in lingua danese - quattro anni dopo quel secondo posto a X Factor che li ha fatti conoscere al grande pubblico, si sono presi il festival di Sanremo. Del tutto nudi di sovrastrutture (è il caso di dirlo, visto l’outfit dell’ultima serata), hanno mostrato il lato genuino del loro rock giovane e grintoso e trasformato l’Ariston vuoto di questa strana edizione del Festival di Sanremo nel live club che tanti a casa smanierebbero per tornare a frequentare. Primi in classifica, un verdetto arrivato oltre le 2,30 in perfetto stile sanremese, Damiano David, Victoria De Angelis, Thomas Raggi ed Ethan Torchio hanno superato all’ultima curva anche la macchina del consenso di casa Ferragnez e si sono aggiudicati con la loro ’Zitti e buoni’ il 71esimo Festival della Canzone italiana.

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Incredulità ed emozione per i Maneskin sul palco, con una raffica di parolacce subito censurata (ma sottolineata da Fiorello) e le lacrime di Damiano, il cantante. Secondi Francesca Michielin e Fedez con ’Chiamami per nome’ e terzo Ermal Meta, che può consolarsi con il premio Giancarlo Bigazzi per la migliore musica, assegnato alla sua ’Un milione di cose da dirti’ dai musicisti dell’orchestra del Festival. Chiudono il palmarés il premio Sergio Bardotti per il miglior testo assegnato a ’Voce’ di Madame, il premio Mia Martini della Sala Stampa del teatro Ariston a ’Mai dire mai (La locura)’ di Willye Peyote e quello ’Lucio Dalla’ della Sala stampa Radio Tv a ’Musica leggerissima’ di Colapesce e Dimartino.

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E si è piazzato con onore a metà classifica il drappello degli emiliano-romagnoli, quest’anno ben fornito. Nonostante le aspettative su Stato Sociale ed Extraliscio, alla fine a sorpresa a guidare il drappello degli emiliano-romagnoli in classifica è chiamata l'usignolo di Cavriago, così si usava dire una volta; Orietta Berti.  La sua 'Quando ti sei innamorato', un classico di stile ed esperienza, è l'unica canzone a finire nella top ten nella classifica finale, al nono posto, premiata dal giusto equilibrio tra giuria demoscopica, orchestra e televoto. 

Subito fuori dal podio i due superfavoriti, perlomeno per i premi collaterali, come i due premi della critica, quello per il migliore testo e quello per il migliore brano. Niente di tutto questo alla fine, solo tanto divertimento sul palco per i romagnoli Extraliscio, in gara con Davide Toffolo de I tre allegri ragazzi morti, arrivati dodicesimi con la loro 'Bianca luce nera', che pure l'orchestra aveva premiato con il secondo posto nell'esibizione del giovedì. Subito dopo i bolognesi de Lo Stato Sociale, che alla fine hanno perso posizioni rispetto al sesto posto della terza dserata e sono finiti tredicesimi, pur con sommo divertimento, con il loro 'Combat pop'.

Bisogna scorrere ancora per ritrovare gli altri due artisti nostrani: Gaia, giovane e promettente  cantautrice di Guastalla, torna a casa con  il suo "Cuore amaro" e un immeritato diciannovesimo posto, e chiude classifica e drappello emiliano romagnolo il rapper riccionese Random: "La sua torno da te" non ha convinto, perlomeno in classifica. Perché la sfida del Festival, si sa, da 71 anni a questa parte si fa dal giorno dopo in radio e nei negozi, o meglio sulle piattaforme di streaming.

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Si chiude così l’edizione forse più strana del Festival della Canzone Italiana, la prima senza pubblico in 71 anni e senza ospiti stranieri - sempre a causa della pandemia -, rompendo una consuetudine più recente ma ormai non meno attesa dal pubblico. Un vuoto riempito dall’esuberanza di Fiorello e dominato dagli artisti che hanno fatto, negli anni, la storia della kermesse. Da Loredana Bertè della prima serata a Ornella Vanoni in finale, passando per Gigliola Cinquetti, Riccardo Fogli, Marcella Bella, Fausto Leali, Michele Zarrillo e molti altri.

Poco contatto, molti sorrisi - le novità (dibattutissime) di Elodie e Achille Lauro, passati da artisti in gara a ospiti fissi, la presenza monolitica di Ibrahimovic, gigantesca nelle dimensioni e forse meno nel contributo. Un’ultima chicca, infine, l’ha regalata proprio il Covid. Promuovendo l’orchestra, finalmente, a protagonista indiscussa di spazi e di inquadrature. Giù il sipario anche all’esperienza di Amadeus, che ieri mattina ian sala stampa aveva annunciato di non triplicare l’esperienza sanremese. Riuscita, quest’anno soprattutto, contro tutto e tutti.