Ostra (Ancona), 9 agosto 2017 - “La memoria dei partigiani di Ostra, calpestata dalla commemorazione di cinque fascisti, accusati di aver collaborato con le Ss”: e così è scattato l’esposto dei familiari dei partigiani. Tutto accade a Ostra, paese di 7mila anime in provincia di Ancona, ogni anno l’11 luglio si commemora la morte di 5 spie nazifasciste proprio di fronte al luogo dove furono fucilati i tre partigiani. Settantatré anni dopo, le 5 spie vengono ancora commemorate per iniziativa del parroco don Umberto Gasparini: tra i cinque c’è infatti il priore don Nazzareno Pettinelli, che come si legge nell’archivio storico delle stragi nazifasciste «aveva approvato la condanna a morte dei partigiani ‘in virtù della sua incondizionata adesione al fascismo e quindi ai bandi tedeschi» e più volte si era vantato di essere «nero come la tonaca che indosso».

Sempre la Chiesa nel 2014 ha pensato anche di realizzare un monumento alle cinque spie fasciste. C’era stato anche un primo via libera poi congelato dopo le proteste dell’Anpi oltreché dei famigliari delle tre vittime Alessandro Maggini, Amedeo Galassi e Pietro Brutti, ‘partigiani combattenti’ medagliati al valor militare alla memoria per decreto del Presidente della Repubblica. Così ogni anno la cerimonia si svolge davanti a una sorta di altare mobile. Il 9 luglio scorso in via dei Partigiani un manifesto con il nome dei cinque morti per mano partigiana incorniciato da strisce tricolore, a richiamare il valore della Patria. Attorno cinque bandiere italiane a sinistra dell’altarino commemorativo. Al centro una grande croce dalle braccia falcate che secondo l’avvocato Piergiovanni Alleva, che ha depositato l’esposto per apologia di fascismo alla procura di Ancona, non è per nulla cristiana ma richiama «la croce prussiana ripresa, in ultimo, dal III Reich di Adolf Hitler».

Una rievocazione dal sapore nazifascista per le famiglie. «Un’azione illegale – affonda Vera Maggini – una vera e propria apologia nazifascista con tanto di tempietto- simulacro. Un gesto di sfregio e di disprezzo, non solo per la memoria di mio fratello Alessandro, ma dei nostri partigiani che hanno dato la vita per la libertà». Non la pensa così il sindaco di Ostra, Andrea Storoni, che nemmeno tre settimane fa si è trovato accanto al muro del Municipio una bambola appesa ad un cappio e la scritta “State attenti”. Iscritto Pd, ma eletto con una lista civica di centrosinistra Storoni, il mese scorso ha partecipato alla cerimonia per le 5 spie nazifasciste (Don Nazzareno Pettinelli, Faustina Marcellini, Licurgo Allegrezza, Armenio Monti e Cristanziano Nardi). Il primo cittadino ha partecipato, ma senza fascia tricolore, come i suoi predecessori gli anni scorsi: «Il 9 luglio – replica alle accuse Storoni – si sono dette due preghiere rivolgendoci ai due lati della strada. Uno di fronte all’altro c’erano i tre partigiani uccisi il 6 febbraio e dell’altra i 5 fascisti uccisi l’11 luglio. La mia è una posizione di uomo iscritto al Pd, all’Anpi, cattolico di formazione umanistica, sposato e con una figlia a cui voglio lasciare qualcosa di buono. Non ci sono stati riferimenti al fascismo né a Mussolini o altro per celebrare i fasti di un tempo, come qualcuno ipotizza. Non avrei partecipato. Non sono fascista e sono fermo nelle mie convinzioni».