Cesena, 19 marzo 2017 – Il caso Teverini è un puzzle di tessere consunte che gli investigatori tentano caparbiamente di ricomporre da 17 anni. Indizi evanescenti, ricordi contraddittori, sicurezze alternate ai ‘non ricordo, è passato troppo tempo’. Contro Costante Alessandri - indagato per l’omicidio della moglie dopo essere stato prosciolto già una volta, nell’immediatezza dei fatti - manca per ora la prova risolutiva, la pistola fumante.

Ma il quadro indiziario che si va ricomponendo potrebbe essere già sufficiente a portare il caso davanti al giudice. Anche se le indagini continuano con il massimo riserbo da parte degli inquirenti. Tutto ruota attorno ai movimenti di Costante Alessandri prima e dopo il giorno della sparizione di Manuela Teverini. Per questo negli ultimi giorni una ventina di persone - alcune già sentite all’epoca dei fatti, altre individuate per la prima volta - hanno varcato il portone della questura di Forlì per essere interrogate dagli investigatori della Squadra mobile. Si tratta della cerchia più intima di Alessandri: familiari, amici, colleghi di lavoro. Persone che hanno fornito in passato testimonianze a volte contraddittorie o reticenti. O almeno bisognose di un approfondimento, che però al momento della prima indagine non venne fatto. Piste lasciate cadere che ora vengono riprese e ripercorse per illuminare completamente le mosse di Alessandri attorno alla sua abitazione e a quella del fratello, nei campi e lungo le strade di Cesena.

Alcune persone sono state richiamate dopo essere state sentite una prima volta. Nei loro racconti sono emersi particolari che non hanno convinto gli investigatori poiché in contrasto con altre testimonianze. Ora si vuole capire se qualcuno ha detto il falso involontariamente oppure se lo ha fatto per coprire Alessandri o perché intimorito da lui.

Uno dei momenti chiave per lo sviluppo dell’inchiesta potrebbe essere la presenza di Alessandri sul cantiere della casa del fratello, in costruzione accanto alla sua. Secondo gli investigatori l’uomo non aveva nessuna ragione di aggirarsi sul luogo per controllare, come afferma lui, l’avanzamento dei lavori. E’ quello il luogo dell’ipotetica sepoltura del cadavere della moglie? Le ricerche condotte a più riprese non hanno dato esito, mentre novità più interessanti potrebbero venire invece dall’analisi di alcuni reperti recuperati attorno all’abitazione di Alesssandri durante l’ultima ispezione con l’ausilio di georadar e cani molecolari.

Sullo sfondo dell’inchiesta resta sempre il movente del presunto omicidio: i soldi. Da tempo Manuela Teverini aveva deciso di abbandonare il marito e per questo, su consiglio di un legale, aveva aperto un conto corrente proprio, raccogliendo una cifra consistente, cento milioni di lire dell’epoca. Uno ‘sfregio’ al patrimonio familiare che, secondo l’ipotesi d’accusa, potrebbe aver fatto esplodere Alessandri. Una situazione che si sarebbe potuta ripetere qualche anno dopo, quando l’uomo aggredì e pestò a sangue una prostituta portoghese con la quale conviveva. Sempre una questione di soldi. Ma quella volta la donna riuscì a chiedere l’intervento delle forze dell’ordine, sfuggendo così a guai peggiori.