Ferrara, 30 ottobre 2017 - "Sono certa che chi lo ha ucciso ora trema, e fa bene. Voglio vedere in carcere i suoi assassini. Tutti". Parole affidate a un post su Facebook, che hanno l’effetto di un tuono nel cielo sereno di una normale domenica di fine ottobre. Ma quella di ieri, per Donata Bergamini, sorella di Donato (per tutti solo ‘Denis’), calciatore del Cosenza morto nel novembre del 1989 a Roseto Capo Spulico, non è una giornata come tutte le altre. Le indiscrezioni trapelate riguardo alla perizia medico legale sulla salma del centrocampista originario di Boccaleone, aprono nuovi scenari su una morte per la quale i familiari, da quasi trent’anni, chiedono verità. Secondo i medici legali, Denis sarebbe morto "per soffocamento".

Nuova autopsia e supertestimone

Un risultato che, con tutta evidenza, non collima con la versione del suicidio, unica verità contemplata fino alla riapertura dell’inchiesta voluta dal procuratore di Castrovillari, Eugenio Facciolla. Insomma, le conclusioni alle quali sono arrivati i periti fanno a pugni con la ricostruzione secondo cui Bergamini si sarebbe tolto la vita gettandosi sotto un tir, lungo la Statale Jonica. La nuova tesi, tra l’altro, rafforzerebbe i risultati a cui sono arrivati i Ris di Messina. Secondo i militari ‘scientifici’ infatti, l’ipotesi di un decesso causato dall’impatto con il mezzo pesante sarebbe poco credibile.

Per la famiglia Bergamini, la superperizia segna un’altra pietra miliare nel cammino verso la verità. Un ulteriore passo avanti, dopo la riapertura dell’inchiesta (indagati l’ex fidanzata del calciatore, Isabella Internò, e l’autista del camion, Raffaele Pisano) e la riesumazione della salma, avvenuta a luglio. "Leggo delle indiscrezioni pubblicate oggi – scrive su Facebook la sorella Donata –. Io ho seguito passo passo ogni momento delle operazioni peritali, per stare vicino a Denis. Il suo corpo parla.  Il suo amore violato parla.  Ventotto anni.  Sono certa che chi lo ha ucciso ora trema, e fa bene". Parole in cui si impastano la rabbia per una vita spezzata senza un perché e la speranza scaturita dal vedere finalmente un barlume in fondo al tunnel. Ma la strada è ancora lunga. Nulla può essere dato per assodato e la cautela è d’obbligo. Necessità di riserbo che trapela anche dall’unica frase rilasciata dall’avvocato Fabio Anselmo, difensore della famiglia Bergamini, in merito alle nuove rivelazioni. "Non possiamo confermare né smentire".

LE TAPPEDenis Bergamini muore il 19 novembre del 1989 a Roseto Capo Spulico. Il decesso viene archiviato come suicidio. La sorella, assistita dall’avvocato Fabio Anselmo, inizia una battaglia che culmina con la riapertura dell’inchiesta e la riesumazione della salma