Rovigo, 19 aprile 2017 – «Si sentiva inadatta, un fantasma vagante nell’oblio, un’insegnante fallita. Voleva uscire da questo mondo, levarsi di mezzo». A rompere il silenzio sulla tragica morte di Carlotta Portieri, l’insegnante di 28 anni di Adria caduta dal diciannovesimo piano di un grattacielo di Chengdu, in Cina, è il fratello maggiore Nicolò, 31 anni. È lui a svelare i contenuti dei due sms inviati dalla sorella, poco prima di morire, ai familiari e al fidanzato. Le indagini della polizia cinese, spiega Nicolò, sembrano togliere ogni dubbio sulla tragica fine di Carlotta. L’ultimo a vedere la ragazza era stato il fidanzato adriese Stefano Segredin, 36 anni, anche lui insegnante nella città asiatica.

«Stefano, il ragazzo di mia sorella, è stato interrogato a lungo dalla polizia cinese – racconta Nicolò –. Sono state esaminate tutte le registrazioni delle telecamere di videosorveglianza della zona, immagini che scagionerebbero Stefano da ogni colpevolezza».

Carlotta ha quindi deciso da sola di farla finita. Perché?

«Poco prima di compiere quel gesto ha mandato un paio di sms: uno a noi e uno a Stefano, spiegandoci chiaramente che non eravamo responsabili di quello che stava facendo e che ci amava».

Cosa c’era scritto su quei messaggi?

«Diceva che si sentiva inadatta, un fantasma vagante nell’oblio, un’insegnante fallita. Voleva uscire da questo mondo, levarsi di mezzo».

Che carattere aveva sua sorella?

«Era una ragazza che a volte poteva sembrare un po’ burbera, ma aveva una profonda sensibilità e determinazione. Tutte le scelte della sua vita le aveva prese di petto, con sicurezza, aveva sempre deciso per se stessa. Io scherzavo spesso dicendo che era la mia versione femminile, testarda. Ora, mi manca tantissimo».

Sorpreso da una morte così?

«Tutti abbiamo responsabilità per quello che è successo. Io me la prendo come fratello, avrei forse dovuto starle più vicino. Purtroppo non mi comunicava il suo stato d’animo. Quando ci telefonava ci diceva; ‘Tutto bene? E voi?’».

Nessun segnale di disagio?

«Sono sicuro che era da tempo che stava male e che non voleva probabilmente farcelo pesare. Sono anche sicuro che Stefano conoscesse molto bene la sua situazione, vivendo con lei».

Poteva essere salvata?

«Sarebbe bastato davvero poco per aiutarla, magari anche con l’aiuto di qualche professionista. Un aiuto per uscire da quella depressione. Ora io e la mia famiglia abbiamo solo tante domande nella testa che purtroppo non troveranno mai risposta. La mia famiglia è distrutta, attendiamo le ceneri della nostra Carlotta. È stata cremata. Fra poco tornerà a casa».

Tutti ad Adria ricordano Carlotta come una ragazza solare e brillante. «A mia figlia mancava tanto il sole – ha spiegato, qualche giorno fa, il padre Andrea, ex assessore all’urbanisica, che ancora fatica a credere che sua figlia abbia compiuto di sua iniziativa un gesto così estremo – in Cina mi raccontava che il cielo era sempre grigio e che non riusciva a vederlo». Una luce che la giovane insegnante forse, aveva perso anche dentro di sé.