L’ultimo viaggio di Klajdi "Giustizia, non succeda mai più"

Straziante corteo funebre dall’ospedale di Torrette fino al porto dove il feretro è stato imbarcato per l’Albania. Sulla bara del ragazzo ucciso con un colpo di fiocina dopo una lite anche la bandiera del suo Paese.

L’ultimo viaggio di Klajdi  "Giustizia, non succeda mai più"

L’ultimo viaggio di Klajdi "Giustizia, non succeda mai più"

di Giacomo Giampieri

I palloncini bianchi si levano in cielo, come a segnare una distanza meno marcata con la terra delle sofferenze. Le mani che si incrociano e gli applausi caratterizzano l’ultimo viaggio di Klajdi Bitri. Il feretro non è mai solo. Soprattutto al porto, cornice dei momenti più toccanti. C’è Xhuliano, in prima fila, che non vuol separarsi neppure un secondo dal fratello maggiore. Il suo riferimento. Ci sono gli amici, arrivati a decine, i membri della comunità albanese e i compagni della squadra di calcio della Nuova Aquila. Tutti lì per lui. Sfilano in corteo nello scalo di Ancona, fino alla nave dell’Adria Ferries che lo accompagnerà in Albania. E scandiscono, composti, una sola parola: "Giustizia, giustizia, giustizia". Giustizia per quel giovane di 23 anni barbaramente ucciso da un colpo di fiocina domenica scorsa, a Sirolo, in via Cilea. Quella via frequentata da turisti e persone dirette o di ritorno dal mare, come Klajdi e i suoi affetti, che si è trasformata in una via dell’orrore.

Una giornata di dolore, ieri. Per una morte inspiegabile. Il cuore dell’operaio navale si è spento poco dopo le 17, centrato da quell’arpione che sarebbe stato scagliato dal presunto killer algerino, Fatah Melloul (27 anni). C’è disperazione nei visi di chi conosceva Klajdi, rabbia e tristezza che affliggono gli sguardi cupi di grandi e bambini. Tanti, quelli che dalle prime ore del mattino hanno affollato l’obitorio dell’ospedale di Torrette. Prima per i tipici canti funebri albanesi, una liturgia per accompagnare la dipartita del defunto. Poi gli abbracci. Soprattutto a ‘Xhulio’, rimasto solo in Italia e quello più sconvolto dall’accaduto quando Klajdi gli è morto tra le braccia.

Sono le 13.30 e, nel piazzale dell’ospedale regionale, si inizia ad intravedere la salma diretta verso il carro. È portata a spalla, tra ghirlande di fiori e una bandiera dell’Albania, da Xhuliano e altri amici vicini ai fratelli Bitri. Poi viene deposta. E lì, scatta il primo applauso sordo. Interminabile. Alle 13.55 è Xhuliano a dare il via libera. L’atto finale è l’apposizione del nome sul portellone posteriore, prima del corteo di auto, oltre dieci, che procedono a passo d’uomo lungo la Flaminia e poi dal varco della Dogana per l’accesso in porto. Il feretro vi arriverà alle 16.15, mentre le persone si erano già spostate all’Arco di Traiano con palloncini e fiori per salutarne l’arrivo. Così è. La bara viene ripresa in spalla e portata per oltre cento metri, fino al check-in portuale. Lì, l’ultimo momento condiviso dalla forte e nutrita comunità albanese di Ancona. Tra lacrime, preghiere e una volontà corale che venga resa giustizia a quel ragazzo altruista, d’oro e scomparso per salvare un amico italiano da una efferata aggressione nata da un diverbio stradale. Il cielo terso del capoluogo si colora del bianco dei palloncini. Altro applauso a scandirne il volo. E il messaggio ‘Per te Klajdi’ che accompagna istanti da brividi. "Perché una cosa simile non accada mai più", confessano alcuni amici al Carlino prima di riprendere a marciare verso Xhuliano. Sarà lui, una volta tornato a Lushnjë, città natale dei Bitri nella mattinata odierna, a ricongiungere la salma del fratello con i genitori che l’attendono. In un viaggio di strazio e dolore, che contiene anche – però – una grande certezza: "Klajdi, non verrai mai dimenticato".