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14 giu 2022

Una promozione anconetana "Sfida stimolante, sprint decisivo"

Ha allenato i dorici nel 2012 subentrando a Osio: "Con me anche Pucci e Massei, erano nello staff di Lelli"

14 giu 2022
Sauro Trillini (a sinistra), l’Ancona nel cuore: ha portato la Maceratese in Eccellenza
Sauro Trillini (a sinistra), l’Ancona nel cuore: ha portato la Maceratese in Eccellenza
Sauro Trillini (a sinistra), l’Ancona nel cuore: ha portato la Maceratese in Eccellenza
Sauro Trillini (a sinistra), l’Ancona nel cuore: ha portato la Maceratese in Eccellenza
Sauro Trillini (a sinistra), l’Ancona nel cuore: ha portato la Maceratese in Eccellenza
Sauro Trillini (a sinistra), l’Ancona nel cuore: ha portato la Maceratese in Eccellenza

Ha allenato l’Ancona nel 2012, subentrando in seguito alle dimissioni di Marco Osio: Sauro Trillini, anconetano doc classe 1958 ed ex biancorosso, è stato anche alla guida della Vigor, del Fabriano e della Jesina, prima di approdare alla Maceratese a campionato in corso. Ha vinto il girone B di Promozione, approdando in Eccellenza.

Mister, da dove viene questo successo?

"Nasce da una chiamata a dicembre da parte di un amico, vicino alla Maceratese, ma già conoscevo l’ambiente e il presidente. E’ stata questa la molla che mi ha fatto tornare dove ero stato già quattro anni da giocatore e con un’esperienza da allenatore nel 2001. Al di là della categoria, andare in una squadra che provava a vincere, nonostante le difficoltà che si incontrano quando si cambia allenatore, era molto stimolante. Poi c’è stata la lunga sosta dovuta al Covid, problemi di spogliatoio, abbiamo dovuto fare degli aggiustamenti in corsa. E infine uno sprint che ci ha premiati".

Quanto c’è di anconetano in questo prestigioso risultato? "Ci sono io, intanto, poi Amedeo Massei e Nicola Pucci che erano nell’Anconitana di Lelli, pochi anni fa".

Nella sua carriera ha allenato l’Ancona per meno di una stagione: le dispiace?

"Cerco di vivere il presente sapendo che nel calcio come nella vita ci sono sfumature positive e negative, dunque inutile guardarsi troppo alle spalle. Guardo quello che è stato: ho messo la maglia dell’Ancona a dieci anni, poi ho giocato tre anni in prima squadra, ne sono diventato il capitano. E da allenatore in quei tre mesi abbiamo fatto una grande rimonta. Da anconetano indossare quella maglia per oltre dieci anni è stata un’emozione che ancora ricordo come fosse ieri. E allenarla anche se per pochi mesi è stata la ciliegina sulla torta. Poi sono state fatte altre scelte, ma sarei rimasto volentieri. L’Ancona è e sarà sempre nel mio cuore".

Cosa ricorda con maggior piacere di quegli anni?

"Da giocatore il debutto in prima squadra nel 1977-78 al Dorico, poi a 22 anni quando ho messo la fascia da capitano, tanta roba. E infine la prima partita da allenatore in campo neutro, a Senigallia".

Che ne pensa della stagione dell’Ancona?

"Conosco bene Colavitto, che addirittura volevo come giocatore anni fa quando allenavo il San Marino. E conosco anche Francesco Micciola. L’Ancona ha fatto un campionato straordinario, per come erano le premesse, merito anche di Canil e della società, che ha saputo ricreare un ambiente propositivo. Siamo una piazza in cui basta poco perché si riaccenda l’entusiasmo".

E adesso?

"La festa, l’ultima partita con l’Osimana e poi relax a Portonovo".

Giuseppe Poli

© Riproduzione riservata

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