La statuetta lignea di 40,2 cm
La statuetta lignea di 40,2 cm

Ascoli, 9 luglio 2019 - La città attende con ansia l'arrivo del famoso crocifisso ligneo attribuito a Michelangelo Buonarroti. Dopo anni di lotte, infatti, l'avvocato Francesco Ciabattoni era riuscito a trovare un accordo per portarla ad Ascoli, e avrebbe dovuto fare il suo trionfale ingresso al battistero l'11 luglio, ma forse questo sogno è destinato a restare confinato nell'immaginazione. La realtà, infatti, potrebbe essere ben diversa, anche se la speranza è l'ultima a morire, ed è tutta riposta nella decisione che prenderà il Gip di Rimini, Benedetta Vitolo.

Si è infatti tenuta nel tribunale della città romagnola l'udienza conclusiva di una vicenda durata a lungo, forse anche troppo, sulla quale il giudice si è riservato di decidere. Al Benedetta Vitolo spetta infatti l'ultima parola, quella che servirà a stabilire le sorti della statuetta, rimasta per tanto tempo rinchiusa in una cassetta di sicurezza della Euro Commercial Bank di San Marino. A trasferirla lì, furono Angelo Boccardelli e il suo socio, Giorgio Hugo Balestrieri, presidente del Rotary di New York. 

Sono loro i protagonisti di una storia ormai leggendaria, quella ha visto dapprima Boccardelli indagato per concorso esterno in associazione mafiosa e poi, insieme al suo socio, per riciclaggio (si ipotizzava infatti che il Cristo avesse una provenienza illecita). La palla passò poi anche alla magistratura italiana, prima di Torino e poi di Rimini, a cui il caso viene girato per competenza territoriale. L'accusa era piuttosto pesante: si sospettava che i due avessero trasferito il bene dall'Italia all’estero e l'opera fu così messa sotto sequestro.

La vicenda giudiziaria durò molti anni, ma alla fine Boccardelli fu assolto dal caso 'mafia', mentre l'altro procedimento si chiuse per prescrizione. Dopo 7 anni di lotte e arringhe giudiziarie, insomma, il prezioso bene stava per tornare nelle mani del suo legittimo proprietario, Angelo Boccardelli, che lo ricevette in dono dal conte Giacomo Maria Ugolini. Ma ecco l'ennesimo colpo di scena: una richiesta di confisca giunta a un passo dall'arrivo del Cristo in nella città picena.

A lanciare l'ultima sfida è stato il sostituto procuratore di Rimini, Davide Ercolani, che rivendica il possesso statale del bene. Un bene che, del resto, è di inestimabile valore, visto che ad attribuirlo al Buonarroti sono stati sia l'Opificio delle Pietre dure di Firenze, sia il professor Heinrich Wilhelm Pfeiffer, uno dei maggior esperti al mondo di Michelangelo.

 «E' stata un'udienza lunga e complessa – commenta Ciabattoni -. Il pubblico ministero Ercolani ha snocciolato i suoi punti di vista, ripercorrendo la storia in modo a mio avviso precario e parzialmente inesatto. Con me sono venuti Angelo Boccardelli e anche Roberto Brancaleoni, presidente dell'ordine degli avvocati di Rimini. Dopo il pubblico ministero è toccato a me, e ho ripercorso la storia dimostrando che gli unici che hanno lavorato per questo recupero siamo stati noi, e dimostrando anche che il bene è stato collocato a San Marino non per essere nascosto, ma tutelato dagli attacchi della 'ndrangheta».

Difatti, in quel periodo, Boccardelli e Balestrieri erano stati vittime di una vera e propria aggressione mafiosa, i cui artefici, come spiega Ciabattoni «sono stati condannati a 3 anni e 6 mesi». E' provato il legale ascolano, e si lascia andare a uno sfogo comprensibile: «Sono 7 anni che va avanti questa storia – afferma - e tutto questo lavoro adesso rischia di andare in fumo. Ho presentato una memoria di 35 pagine che spero servirà a far luce sulla vicenda. In questa causa ci ho messo l'anima e il cuore, perché dietro questa operazione c'è la gente, anche quella che aspetta l'arrivo del Cristo ad Ascoli, un sogno che rischia di infrangersi. E' stata la causa più importante di tutta la mia carriera di avvocato, e stava per essere anche la più bella vittoria».