Nel riquadro Nicu Chirila, la vittima della brutale e letale aggressione
Nel riquadro Nicu Chirila, la vittima della brutale e letale aggressione

Bologna, 20 novembre 2019 - Due condanne, una a otto anni e l'altra a nove anni e otto mesi, per omicidio preterintenzionale. È questa la decisione del gup del Tribunale di Bologna, Grazia Nart, nei confronti di Ilir Marku, albanese 49enne, e di Cosimino Mirko Lettieri, salernitano 32enne, che sono accusati di aver ucciso Nicu Chirilà, 55 anni, romeno.

L'uomo, dopo essere stato picchiato il 6 ottobre del 2018, morì il 15 novembre all'ospedale Maggiore. La pm Manuela Cavallo aveva chiesto per entrambi una pena di 14 anni per omicidio volontario premeditato, ma il gup, al termine del processo in abbreviato, ha deciso diversamente derubricando il reato in omicidio preterintenzionale.

L’errore di Chirilà, quel giorno, fu di intromettersi nella discussione con la persona sbagliata. Un errore talmente grave da costargli la vita.  Erano le 18 del 6 ottobre 2018, fuori dal bar Gil di via della Beverara, periferia di Bologna. Nicu, come al solito, dopo il lavoro era passato nel bar per bersi una birra. E ha assistito alla discussione tra un amico marocchino e Lettieri. I due parlavano di soldi: il salernitano pretendeva che l’altro saldasse un debito. E Nicu, già un po’ alticcio, era intervenuto. «Vattene e fatti i c... tuoi», la rispostaccia del magrebino. Il romeno, allora, dopo essere  entrato nel bar e uscito con un cutter, si era scagliato contro  Lettieri puntandogli la lama alla gola, "venendo però subito disarmato e percosso con calci, pugni al viso e al torace", secondo la ricostruzione dell'accusa.

Nella colluttazione, Chirilà era riuscito a tagliare il giubbino del rivale e a  ferirlo all’addome ma in maniera lievissima. Solo a questo punto sarebbe entrato in scena Marku. L’albanese, appresi i fatti, con  Chirilà  già lontano, aveva iniziato a fomentare l’amico: «Ti ha ferito, deve pagarla». Pochi istanti più tardi, il secondo pestaggio. 

Lettieri e Marku, difesi rispettivamente dagli avvocati Fabio Pancaldi, Fausto Bruzzese e Savino Lupo, hanno ammesso le loro colpe, dicendo però di non voler uccidere. Ai tre familiari di Chirilà che si erano costituiti parte civile, è stata riconosciuta una provvisionale immediatamente esecutiva per un totale di 40mila euro.