La stazione di Bologna devastata dalla bomba
La stazione di Bologna devastata dalla bomba

Bologna, 3 agosto 2019 - «Colpiremo l’Italia. E saranno coinvolti anche gli innocenti». Un vero e proprio ultimatum all’Italia, con scadenza 15 maggio 1980, a poco più di un mese dalla strage di Ustica (27 giugno 1980) e di due dalla bomba alla stazione di Bologna (2 agosto 1980). A lanciarlo, stando ai documenti rintracciati nelle migliaia di carte del processo sulla strage di Piazza della Loggia dallo storico-ricercatore Giacomo Pacini e finiti integralmente sulle pagine social di altri ricercatori ed esperti di anni di piombo, sarebbe stato il Fronte popolare per la liberazione della Palestina, come riporta l’AdnKronos.

IL PROCESSO BIS E LE INDAGINI SUI MANDANTI

Un documento che fa riferimento al cosiddetto Lodo Moro e che riaprirà il dibattito sulla ‘pista palestinese’ quale origine della bomba alla stazione. Una verità alternativa a quella ufficiale, cioè alle condanne definitive dei terroristi neri Giusva Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini quali esecutori materiali (mentre è tuttora in corso della Procura generale l’inchiesta sui mandanti).

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IL COMMENTO / Aprire gli armadi . di beppe Boni

Il documento in questione è una nota del Sismi del 12 maggio 1980. Un appunto, classificato come “riservatissimo” ma attualmente accessibile a chiunque faccia richiesta alla Casa della memoria di Brescia perché finito inspiegabilmente nel fascicolo del pm di Brescia insieme a una nota precedente, risalente al 24 aprile 1980: Pacini e altri ricercatori lo hanno scovato per caso nel cd contenente gli atti digitalizzati del processo sulla bomba del 28 maggio 1974.

La nota degli 007 avrebbe come oggetto “Minacce contro gli interessi italiani” e, come si vede sulle pagine Facebook di chi l’ha pubblicata integralmente, riporta testualmente l’ultimatum del Fronte all’Italia: «In caso di risposta negativa (alle richieste palestinesi, ndr), la maggioranza della dirigenza e della base del Fplp intende riprendere - dopo sette anni - la propria libertà d’azione nei confronti del’Italia, dei suoi cittadini e dei suoi interessi con operazioni che potrebbero coinvolgere anche innocenti».

Ma che cosa era successo? Stando sempre ai documenti finiti negli atti del processo di Brescia e pubblicati dai ricercatori, i rapporti tra Italia e Palestina, che dal 1973 sarebbero appunto ‘regolati’ dal lodo Moro (presunto accordo che avrebbe previsto "l'‘immunità" del nostro Paese da attentati in cambio di una libertà di movimento e di transito di armi per l’Fplp, entrerebbero in crisi con l’arresto, a Bologna, di un esponente di spicco del Fronte, Abu Saleh, immediatamente successivo all’arresto di tre esponenti dell’Autonomia sorpresi ad Ortona con dei missili. Siamo a novembre 1979.

L’Fplp, a quanto sosterrebbero le due note dei nostri 007 in Libano, attraverso i contatti tra i suoi esponenti e il capocentro del Sismi a Beirut, il colonnello Stefano Giovannone, chiederebbe all’Italia di aderire a una serie di richieste, tra le quali l’assoluzione di Abu Saleh e il risarcimento del prezzo pagato dai palestinesi per i missili (60.000 dollari), o il lodo Moro sarà rotto e il Fronte sarà libero di fare attentati sul nostro territorio «con operazioni che potrebbero coinvolgere anche innocenti».

In un’altra nota del Sismi, risalente ad aprile 1980, il Fplp spiegava che, in caso di mancata liberazione di Saleh, «riterrà definitivamente superata la fase del dialogo, passando all’attuazione di quelle iniziative già reiteratamente sollecitate dalla base e da una parte della dirigenza». A questi due documenti ne potrebbero seguire molti altri, se si dà per buona la rivelazione di Carlo Giovanardi che ha riferito d’aver visto note successive agli appunti in questione, l’ultima delle quali risalirebbe al 27 giugno 1980, giorno della strage di Ustica.

La rivelazione da parte dei ricercatori di questi documenti segretissimi si inserisce nelle polemiche scaturite dalla richiesta di una commissione d’inchiesta sui fatti del terrorismo avanzata l’altro giorno alla Camera da rappresentanti di vari partiti, da Forza Italia a M5s, da Fratelli d’Italia al Pd fino alla Lega. Polemiche scaturite dalle rivelazioni fatte da Gasparri, Giovanardi e Gero Grassi del Pd relativamente ai contenuti delle note del Sismi sulle quali è ancora opposto il segreto lasciando intendere che la verità su Bologna potrebbe non essere quella processuale.

Parole che hanno scatenato la reazione di Paolo Bolognesi, presidente dell’Associazione dei familiari delle vittime del 2 agosto: «Di nuovo viene tirata in ballo la pista palestinese per intralciare indagini sui mandanti dei neofascisti condannati in via definitiva e confondere l’opinione pubblica. Vuol dire che quelli che hanno intralciato la verità sono ancora attivi e in campo. E’ normale - attacca Bolognesi - che lo facciano gli avvocati degli imputati, ma quando si cimenta in questa operazione gente che si dice di sinistra, ecco, sappiate che non guarderemo in faccia a nessuno e andremo avanti per la nostra strada, faremo in modo che nostri avvocati perseguano questi personaggi, di qualsiasi partito siano».