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29 apr 2022

Sinisa Mihajlovic commosso per la visita in ospedale: "Ragazzi, vi voglio bene"

Giocatori, dirigenti e staff del Bologna sotto le finestre del Sant’Orsola per salutare il mister. Prima il coro: "On fire". Poi l’applauso

massimo vitali
Cronaca

Bologna, 29 aprile 2022 - C’è un prato verde, una squadra che abbraccia il proprio allenatore, un coro della curva e perfino l’applauso corale di un pubblico, ancorché particolare e ridotto. Ma soprattutto c’è lui, Sinisa Mihajlovic, che quando alle 12,30 si affaccia dalla finestra del terzo piano dell’Istituto Seragnoli per ringraziare i suoi ragazzi che sono venuti a salutarlo è l’immagine di un uomo segnato, ma non piegato, dal supplemento di battaglia contro la leucemia. "Non vi aspettavo", dice Sinisa mentre osserva dall’alto la sua truppa (foto). Non li aspettava nemmeno la sera del 15 settembre 2019, quando di ritorno dalla trasferta vittoriosa di Brescia la squadra, scendendo dal pullman parcheggiato in via Massarenti, percorse gli stessi vialetti per fare un’improvvisata al proprio allenatore già confinato nella trincea del Sant’Orsola (video).

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Stesso film, stessa empatia, stessa commozione reciproca. Quando Mihajlovic da lassù chiede ai suoi ragazzi "come state?", Lorenzo De Silvestri, ripensando alla notte magica in cui al Dall’Ara la squadra ha scucito un pezzo di scudetto dal petto dell’Inter, risponde con un "bene mister, siamo stanchi ma felici". Ma sulla felicità dice una bugia, perché subito il vice capitano si passa le mani sugli occhi inumiditi. Sull’aiuola del Sant’Orsola c’è il gruppo rossoblù al gran completo: calciatori, staff tecnico, il diesse Bigon e il medico sociale Sisca, che batte le mani al proprio capo carismatico. "Sini on fire", intona la squadra facendo il verso a un coro da stadio. E Sinisa, dalla sua stanza: "L’altra volta (dopo la vittoria di Brescia, ndr) siete venuti qui per ripulirvi la coscienza, questa volta invece ve la siete meritata". E ancora: "Mi avete fatto ringiovanire di dieci anni: grazie, vi voglio bene".

Dalla finestra del tecnico si affaccia un’infermiera, una delle angeli custodi dell’allenatore. "È una di quelle che non mi fa mai uscire", scherza Mihajlovic. Che poi dedica un altro pensiero ai suoi ragazzi: "Da quando sono qua dentro non perdete mai, domenica perdete così magari esco, oppure vincete e resto dentro: a me va bene uguale". Occhi lucidi e smartphone al cielo per immortalare la scena da parte di medici e infermieri del ‘Seragnoli’ che si affacciano dalle finestre della palazzina. "Bravi, siete stati grandi", dice un camice bianco rivolto alla comitiva rossoblù. E scatta l’applauso corale. Era il 29 marzo quando il tecnico tornava in ospedale per il supplemento di cure. Un mese tondo è passato e Sinisa reca i segni della battaglia. "Avevo promesso di non piangere, ma è difficile", dice il tecnico che a un certo punto nasconde la commozione calandosi sulla testa il cappuccio della felpa. Sul prato Tanjga e Arnautovic gli mandano un messaggio in serbo. La moglie Arianna, un’ora dopo, affida invece a Instagram il suo messaggio di ringraziamento alla squadra: "Riconoscenza... che bella parola... che bel sentimento. Siete Speciali". Mai come il suo Sinisa.

 

 

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