
Marcello Minenna all’uscita dall’aula del giudice per le indagini preliminari
Ha tenuto banco per due ore davanti al Gip, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Forlì, Ilaria Rosati, al pubblico ministero Laura Brunelli, ai suoi avvocati difensori Gianluca Tognozzi e Roberto D’Atri di Roma e a quelli degli altri imputati (Gianluca Prati, 51 anni, di Forlì, responsabile del magazzino unico dell’Ausl Romagna di Cesena, difeso dagli avvocati Giovanni Maio e Alessandro Monteleone di Cesena, e Sergio Covato, 64 anni, di Ravenna, difeso dall’avvocato Carlo Benini di Ravenna). Marcello Minenna, 53 anni, già direttore dell’Agenzia delle Dogane e Monopoli, attualmente assessore all’Economia e Finanze della Regione Calabria, ha raccontato con voce sicura la sua verità per quella che è stata definita ‘la truffa delle mascherine cinesi’, la fornitura all’Ausl Romagna di oltre quattro milioni di mascherine non conformi provenienti dalla Cina per un importo di 3,5 milioni di euro all’inizio del 2020, quando scoppiò la pandemia di Covid.
Il procedimento ha perso diversi pezzi per strada: lo scorso anno gli imputati Gianluca Fiore, autotrasportatore forlivese difeso dall’avvocato Marco Martines, accusato di truffa e autoriciclaggio (ma c’è anche l’incendio di un camion sul litorale ravennate), e del suo collega cesenate Bruno Ciuccoli difeso dall’avvocato Anna Salvatore, ottennero lo stralcio delle loro posizioni con trasferimento del procedimento a Ravenna per competenza territoriale. In precedenza era uscito di scena il principale imputato, l’ex parlamentare della Lega Nord Gianluca Pini, titolare dell’azienda che aveva importato le mascherine cinesi, che fu arrestato ha patteggiato una pena di due anni di reclusione (con la condizionale) e la confisca di 800.000 euro già sequestrati, oltre ad altri beni e immobili per un valore complessivo di 4,6 milioni di euro.
Per l’accusa le mascherine non avevano i requisiti necessari per essere importati in Italia, ma avrebbero superato i controlli grazie a documenti di accompagnamento falsificati. Minenna ha spiegato che, d’accordo col Governo presieduto da Giuseppe Conte, aveva impostato procedure d’urgenza per l’importazione di presidi sanitari necessari al contrasto della diffusione della pandemia, ma che all’arrivo della merca c’era un controllo visivo e successivamente un controllo più approfondito.
Minenna è accusato anche di avere facilitato l’ex parlamentare ravennate Gianluca Pini per avere un aiuto al momento della scadenza del mandato, ma ha affermato che in quel periodo la Lega era all’opposizione del governo 5 Stelle - Pd, e di aver ottenuto la conferma a direttore dell’Agenzia delle Dogane e Monopoli attraverso Luigi Di Maio e Beppe Grillo.
Quando il pubblico ministero Laura Brunelli gli ha contestato il contenuto di alcune intercettazioni telefoniche, soprattutto con Gianluca Pini, Minenna ha spiegato che le sue parole vanno inquadrate nell’esigenza di andare d’accordo con tutte le forze politiche.
L’udienza davanti al Gip, iniziata quasi un anno fa, avrebbe dovuto proseguire martedì 6 maggio, ma non sarà così per lo sciopero degli avvocati penalisti proclamato per il 5, 6 e 7 maggio contro il Decreto Legge Sicurezza. Si tornerà in aula giovedì 15 maggio, quando Sergio Covato probabilmente chiederà di essere processato con rito abbreviato.