Mancini durante la finale di Euro 2020
Mancini durante la finale di Euro 2020

Jesi (Ancona), 11 luglio 2021 – Ha conquistato il record delle partite consecutive vinte in Nazionale (e quello di imbattibilità), portando al vertice una squadra fatta di giovani e senza leader che da soli fanno la differenza. Il ct dell'Italia Roberto Mancini ha stupito, meravigliato e fatto parlare tutta Europa delle sue doti di allenatore, dopo aver sconfitto l'Inghilterra ai rigori, a Wembley, nella finale ed aver trionfato a Euro 2020.

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La madre: "Mio figlio è tranquillo"

In città dove i manifesti del Mancio sono ormai ovunque, non si parla che di lui e della sua grande impresa. “Umile, serio e riservato ma mai scontroso”, “molto attento al fisico e alla forma, ma amante delle prelibatezze locali”. Roberto Mancini è così per i suoi concittadini che in questi giorni lo portano nel cuore. Quando torna nella sua Jesi, il ct della Nazionale torna alle sue origini, al quartiere Prato dov’è nato e cresciuto calcisticamente.

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Roberto Mancini: l'infanzia a Jesi

Nato da una famiglia umile, padre falegname appunto e madre infermiera, il Mancio è partito dal campo sotto casa, il San Sebastiano e ha subito attirato l’interesse di alcune grandi squadre. Roberto Mancini era sempre il primo a presentarsi alle sessioni di allenamento durante la settimana, era sempre il primo a iniziare la corsetta nel rettangolo di gioco, era sempre il primo a fare gol. Così nei racconti del mister jesino, Alfredo Zepponi allenatore di Roberto Mancini quando era da bambino.

Leader indiscusso, attaccatissimo alla sua terra

Roberto si mostrò sin dai primi anni dell’attività calcistica un leader indiscusso dentro e fuori dal campo, un capitano formidabile e un allenatore aggiunto sul terreno di gioco. Ma era anche il primo a dare il morso al panino. Prosciutto e mortadella le sue specialità. Quando torna nella sua Jesi il ct della Nazionale (e in queste ore è attesissimo in città dove sarà organizzata una festa per lui) incontra i giovani talenti della Junior Jesina a lui intitolata, al Campo Boario. Lui che è nato e cresciuto, sportivamente e non nel quartiere popolare del Prato: “Qui si sta sempre bene – ha dichiarato in una recente occasione - c’è un clima tranquillo e me ne sto volentieri comodo a casa a gustare i cappelletti di mia madre”.

Gli inizi all'Aurora

È stato suo padre Aldo, falegname molto stimato in città a iscrivere suo figlio Roberto alla squadra di calcio 'Aurora', quella della parrocchia sotto casa, quella di Don Roberto Vigo. E lo fece mentendo: disse che Robertino aveva sei anni compiuti, età minima per giocare e invece ne aveva cinque. Da allora la maglia numero 10, la porterà addosso per 541 partite giocate in serie A, più 36 in Nazionale. Ne avrebbe potute fare molte di più con la maglia azzurra, ma anche i profeti, a volte sbagliano.

Gli aperitivi e le pedalate con gli amici

Piuttosto riservato come tanti jesini, Mancini adora la sua città e ogni volta che torna fa le sue passeggiate lungo il corso con l’immancabile aperitivo con gli amici in piazza della Repubblica. Non è raro, impegni internazionali permettendo, neppure vederlo pedalare in bici sulle colline della Vallesina con i suoi amici di sempre che in queste settimane, seppur a distanza, lo hanno sostenuto costantemente.