GIANNI VARANI
Emilia Romagna

Chirurgo e servo di Dio, un ateo cristiano per caso. L’iter arriva in Vaticano

Il medico emiliano Enzo Piccinini morì a 48 anni in un incidente stradale. Stregato da don Giussani, fu uno dei leader di Comunione e Liberazione. Al funerale settemila amici vollero salutarlo. Ora si lavora per la beatificazione

Enzo Piccinini (a destra) con don Luigi Giussani

Enzo Piccinini (a destra) con don Luigi Giussani

Enzo Piccinini, il chirurgo del S.Orsola del quale sono già scoccati i 25 anni dalla morte, non era un uomo dalle mezze misure. Amava ripetere che bisogna "mettere il cuore" in tutto quello che si fa. Un libro a lui dedicato dal giornalista Marco Bardazzi, che è stato un imprevisto best sellers, ripescava nel titolo una sua testimonianza: "Ho fatto tutto per essere felice".

Erio Castellucci, l’arcivescovo abate di Modena-Nonantola, ha appena concluso la fase informativa diocesana della sua possibile canonizzazione, il lungo e rigoroso percorso che la Chiesa cattolica prevede per chi, una volta riconosciuto dotato di virtù eroiche, potrebbe divenire beato o santo. Spetterà da qui in avanti al dicastero vaticano per queste cause e al Papa decidere.

Di famiglia reggiana di umili condizioni, per studiare Enzo aveva frequentato il ginnasio dei Servi di Maria di Ronzano, sui colli bolognesi. Sempre con quest’ordine religioso, finirà il liceo ad Ancona, dove incontrerà la donna della sua vita, Fiorisa. Enzo aveva poi avuto modo di frequentare, a Reggio Emilia, ambienti extraparlamentari di sinistra. Una volta portò a casa Alberto Franceschini, uno dei futuri fondatori della Brigate Rosse.

La madre, senza nulla sapere del personaggio, per una mera reazione istintiva proibì tassativamente al figlio di ripresentarglielo.

Enzo Piccinini in sala operatoria
Enzo Piccinini in sala operatoria

Piccinini diceva d’essere "un ateo divenuto per caso cristiano". Non era una metafora. Quel ’caso’ è l’incontro agli inizi degli anni ’70, con il movimento ecclesiale di Comunione e Liberazione e con il suo fondatore, Luigi Giussani, a sua volta al centro di un processo di canonizzazione a Milano. E non a caso la conclusione diocesana della causa di Piccinini è stata officiata proprio nel giorno della morte, vent’anni fa, di Giussani.

L’“estremismo” giovanile della personalità di Piccinini muta nella conversione cristiana e il "mettere il cuore in tutto quel che si fa" diventa una totalizzante avventura sia professionale che educativa. Chirurgo a Bologna dopo gli studi di medicina a Modena, padre di quattro figli (la più giovane è medico oculista proprio al S.Orsola), leader degli universitari ciellini a Bologna, testimone in varie città sia italiane che all’estero – si era recato per lunghi periodi di formazione anche negli Stati Uniti -, fedelissimo amico di Giussani, nonché dell’allora arcivescovo di Bologna, Giacomo Biffi.

Sarà proprio Biffi, di fronte a settemila persone, a celebrare le esequie in san Petronio dell’”amico” Enzo, deceduto presso Fidenza il 6 maggio del 1999 in un incidente sull’A1.

Nella sua dedizione, Piccinini coltivava anche la passione per la letteratura e l’arte, tanto da contribuire a creare centri culturali, come la Collina della Poesia a Modena o il Centro Manfredini a Bologna.

Ma ancor più viva è la passione educativa. A Modena, dov’è sorta su suo impulso la scuola paritaria ’La Carovana’, gli è stata dedicata la via.

A Bologna, chi ha dato vita alla paritaria il Pellicano si dichiara debitore del suo impulso.

In giro per l’Italia altre opere sono a lui dedicate, così come altri libri.

Una mostra itinerante che sintetizza il suo percorso e la sua fede è fino al 9 marzo in un chiostro del S.Orsola.

E ci sarebbe da citare la costante presenza di persone, che casomai non l’hanno conosciuto in vita, in preghiera sulla sua tomba, a Cittanova, nella periferia di Modena.

Evidentemente anche questa fama popolare ha contato nelle considerazioni della Chiesa, che lo ha già riconosciuto ’Servo di Dio’.

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