Mirco Egidi, titolare del bar sala slot Poker d’Assi
Mirco Egidi, titolare del bar sala slot Poker d’Assi

Fermo, 29 ottobre 2020 - Il semi lockdown impedisce le entrate economiche della sua attività e lui si organizza per superare il brutto periodo. Mirco Egidi, titolare del bar sala slot Poker d’Assi, situato nel complesso commerciale a Valmir di Petritoli, risponde con determinazione, coraggio e sana coscienza, alle grandi difficoltà attuali.

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Obbligo di chiusura totale di sala slot e parziale per il bar. Come si lavora così?
"Credo che le enormi difficoltà siano facilmente immaginabili. Oltre alla sala slot, lavoro molto con le colazioni (ormai dimezzate) e altrettanto con aperitivi e apericena. Si aggiunge la cena servita del venerdì sera a base di arrosticini, salsicce e menù per bambini, divenuto un appuntamento fisso. Il semi lockdown ha azzerato completamente questi servizi e instillato la paura di consumare al bar".

Cosa ha pensato di fare allora?
"Organizzo merende pomeridiane con panini e salsiccia, arrosticini, birra e ottimi vini scegliendo solo prodotti locali di qualità. In questo modo posso offrire l’iniziativa riconducibile a quella del venerdì e contribuire a non far spegnere completamente l’intera rete di produzione dell’enogastronomia locale che soffre per gli stessi limiti imposti dalle misure nel decreto".

Quando e come si svolgono le merende?
"Tutti i mercoledì e sabato dalle 16,30 alle 18, nel pieno rispetto delle misure anti Covid".

Come ha accolto l’obbligo di tirare giù le serrande alle 18 e l’interdizione delle sale da gioco?
"Male perché ero cosciente delle difficoltà economiche che ne sarebbero derivate. Dall’altra parte ammetto che l’epidemia è un problema reale. I contagi sono in vertiginoso aumento e ne abbiamo esempio anche nelle piccole realtà territoriali come la nostra. Il problema è la mancata tutela degli esercenti, che nonostante non possano lavorare, sono gravati da spese e imposte fisse".

E’ per pagare le spese che ha ideato la merenda al Pocker d’Assi?
"Sì, ma accanto al fattore economico c’è quello umano ed emotivo".

Cioè?
"L’iniziativa della merenda non risolve le perdite dell’attività né può sostituire le serate del venerdì, che stavano riscuotendo un grande successo. La speranza è continuare ad offrire servizi ai miei clienti e che le entrate delle merende mi aiutino a pagare l’affitto così da non essere costretto a chiudere. Oltre a questo ci sono i miei figli ed il mio orgoglio di uomo. I miei genitori mi hanno insegnato a lottare e ai mei figli voglio dare lo stesso esempio".

Ha timore di un lockdown generale?
"Molto".

Cosa auspica?
"Se chiudo gli occhi, vedo gente col sorriso, non più coperto da mascherina".