Revisioni con mazzette
Revisioni con mazzette

Ferrara, 16 ottobre 2020 - Primo faccia a faccia, ieri in Tribunale, tra i due funzionari della Motorizzazione civile finiti in carcere, Casare Franchi ed Edoardo Caselli, assistiti rispettivamente dagli avvocati Alberto Bova e Ciriaco Minichiello e il gip Vartan Giacomelli. Entrambi accusati dal pm titolare dell’inchiesta, Andrea Maggioni, di corruzione, falso ideologico e abuso d’ufficio nell’ambito del presunto giro di mazzette che si è abbattuto sulla Motorizzazione civile di Ferrara. Interrogato anche l’altro ferrarese finito in carcere, Alessandro Barca, titolare di un’agenzia di pratiche auto. Poche le indiscrezioni trapelate al termine degli interrogatori. Tra parziali ammissioni e qualche ’non ricordo’ o tentativo di negare, tutti e tre hanno comunque deciso di rispondere anche se piuttosto genericamente alle domande di pm e giudice.

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"Il mio assistito – si è limitato a riferire l’avvocato Bova per Franchi – ha risposto alle domande e comunque è pronto, se il pubblico ministero lo ritiene opportuno, di spiegare più nel dettaglio gli episodi contestati". Dopo Franchi è stata la volta di Caselli, l’altro funzionario della Motorizzazione civile finito nella bufera giudiziaria. "Innanzitutto – ha sottolineato il suo legale, Ciriaco Minichiello – ha respinto le accuse di falso per i quattro episodi che lo coinvolgono per questo reato. Mai e poi mai, ha assicurato Casella, avrebbe permesso che mezzi non revisionati e non sicuri potessero viaggiare".

Con una velata accusa all’altro funzionario, Franchi. Ma quindi ha preso o no soldi per dare il via libera? "Su questo è stata fornita una spiegazione in aula – ha concluso l’avvocato Minichiello – ai magistrati". Che potrebbe già essere una parziale ammissione che, insomma, qualche ’spicciolo’ potrebbe essere arrivato. Dopo i due funzionari, nel pomeriggio, l’attenzione si è incentrata su Alessandro Barca, il titolare dell’agenzia di pratiche auto, ritenuto dalla Procura il ’collante’ tra i funzionari della Motorizzazione civile e gli imprenditori che avevano necessità di vedersi revisionati mezzi che, forse, non erano proprio così in regola per continuare a stare in strada. "Il mio assistito – ha spiegato l’avvocato Alessandro Valenti – ha circoscritto alcuni episodi, rispondendo alle domade, chiarendo alcuni elementi che gli vengono contestati. Di più, mi creda, non posso proprio dire". Tutti e tre i legali hanno presentato la richiesta di modifica della misura cautelare, in primo luogo la scarcerazione, oppure la riduzione al regime di detenzione domiciliare. E per tutti e tre il pubblico ministero Maggioni si è dichiarato contrario. La parola ora passa al gip Giacomelli.
 

I numeri. Gli episodi contestati dal pm Maggioni, in cui si sarebbero consumati i reati di falso e corruzione sono 107, alcuni immortalati dalle telecamere che erano state installate nel corso delle indagini, per 358 mezzi ritenuti revisionati non regolarmente. In totale sono 216 gli indagati e sette le misure cautelari concesse dal gip Giacomelli sulle 23 richieste dalla Procura. Oltre le tre in carcere, altre quattro persone sono finite agli arresti domiciliari. Si tratta di quattro dei numerosi imprenditori che avrebbero consegnato denaro per far revisionare autocarri non perfettamente a norma. Oggi, infatti, gli interrogatori di garanzia proseguiranno con Mauro Gallerani, Sergio Cagnoni, Alberto Costa e Giordano Monducci. Intanto il pm ha già presentato ricorso per tutte le misure cautelari chieste e non concesse dal giudice.