Mini cellulare in carcere: decine di chiamate e messaggi ai parenti. In quattro a processo

Ferrara, il telefonino è stato scoperto durante una perquisizione in una cella. Le indagini hanno permesso di risalire agli utilizzatori del dispositivo. Avrebbero contattato in maniera illecita mogli, fratelli e cugini

Mini cellulare in carcere. Decine di chiamate  e messaggi ai parenti. In quattro a processo

Un agente di polizia penitenziaria (. foto di repertorio

Ferrara, 20 febbraio 2024 – C’era chi telefonava alla moglie e chi messaggiava con i cugini. Altri, invece, conversavano tranquillamente con i fratelli. Non ci sarebbe nulla di male, se non fosse che tutte quelle chiamate e chat sono partite da un telefono ‘proibito’ nascosto tra le mura del carcere di via Arginone. Decine e decine di chiacchierate costate care a quattro uomini all’epoca dei fatti detenuti e oggi a processo con l’accusa di accesso indebito a dispositivi di comunicazione. Gli imputati sono un italiano, un dominicano e due nordafricani tra i 55 e i 31 anni. L’inchiesta è nata quando la polizia penitenziaria, all’esito di una perquisizione in una cella, ha scoperto che uno di loro (un marocchino 31enne) nascondeva un mini cellulare marca L8Star. Un dispositivo che, ovviamente, l’imputato non poteva né possedere né utilizzare durante il suo periodo di detenzione all’Arginone. A partire da quel rinvenimento, gli agenti della Penitenziaria hanno avviato una serie di indagini finalizzate innanzitutto a capire quanto il detenuto avesse usato il telefono e, soprattutto, se ne fosse l’unico utilizzatore. La risposta alla prima domanda è arrivata a seguito di alcuni semplici accertamenti tecnici. Lo straniero aveva effettuato 89 chiamate e inviato 508 messaggi, tutti alla moglie.

Per quanto riguarda il secondo aspetto investigativo, gli inquirenti sono riusciti a risalire ad altre tre persone che, nel periodo che va dal 3 al 25 febbraio del 2021, avrebbero utilizzato quel cellulare per chiamate personali. In tutto ne sono state individuate tre. Per arrivare a loro è bastato cercare e ricostruire i legami di parentela o sentimentali tra i destinatari di telefonate e sms e i detenuti che avrebbero potuto utilizzare il dispositivo. Nel dettaglio, il secondo imputato (un dominicano di 35 anni) avrebbe effettuato quattro telefonate e inviato 17 sms al cugino. Il terzo, un italiano di 55 anni, avrebbe chiamato per due volte il fratello. L’ultimo imputato, un tunisino 35enne, avrebbe infine utilizzato il mini cellulare per inviare un messaggio alla sorella. Tutte chiamate non consentite che, una volta accertate, sono state contestate ai diretti interessati.

Concluse le indagini e formalizzate le ipotesi accusatorie, la procura ha emesso un decreto di citazione diretta a giudizio per tutti e quattro i detenuti. Il caso è approdato in tribunale ieri mattina per l’udienza filtro. Dopo aver affrontato alcune questioni tecniche, il caso è stato rinviato al 20 maggio per entrare nel vivo del processo.