Amianto nelle macerie del terremoto (Calavita)
Amianto nelle macerie del terremoto (Calavita)

Macerata, 17 marzo 2019 - C’è anche il direttore del Cosmari Giuseppe Giampaoli tra gli indagati nell’ambito dell’inchiesta sull’amianto nelle macerie del post terremoto. Nei giorni scorsi i carabinieri forestali hanno effettuato un sopralluogo nell’impianto del Cosmari dove vengono conferite le macerie post terremoto, prelevando dei campioni di materiale inerte. Prelievi sono stati fatti anche in alcune aziende a cui gli inerti vengono poi «passati», per essere recuperati e riutilizzati come sottofondi per le Sae o nella realizzazione delle strade.

L’obiettivo è controllare l’intera filiera per lo smaltimento delle macerie per accertare l’eventuale presenza dell’amianto, già riscontrata, anche se in piccole quantità, nel maggio dello scorso anno, nei materiali che una ditta stava trattando. Più precisamente erano state trovate fibre di crisotilo, il più estratto dei minerali del gruppo dell’amianto. 

Da lì è partita l’inchiesta della procura di Macerata che sta lavorando per cercare di definire la reale entità del fenomeno cercando di capire se inerti recuperati siano finiti in qualche cantiere della ricostruzione.

Rientrano in questo quadro, dunque, gli approfondimenti in corso. I campioni di materiali sono stati prelevati dai carabinieri forestali insieme ai tecnici dell’Arpam, e sono stati inviati all’Arpam di Pesaro, dove opera il laboratorio delle Marche dotato della strumentazione necessaria per effettuare le analisi. I tempi per conoscere i risultati si aggirano sui 10/12 giorni. I risultati, però, dovranno essere letti con attenzione, non solo in rapporto alla presenza o meno di amianto, ma – eventualmente – anche alla quantità rilevata.

Si tratta di capire se ci sono rischi reali per la salute e accertare anche eventuali responsabilità dei soggetti che operano lungo la filiera delle macerie: oltre a Giampaoli, sono indagati i titolari di alcune ditte che trattano e recuperano le macerie. In ogni caso, il problema amianto c’è, e si lavora per evitare che lo stesso rimosso dalle macerie, torni in circolazione sul territorio utilizzando inerti contaminati. Basti qui ricordare che solo nel 2018 il Servizio igiene e sanità pubblica dell’Area vasta 3 di Macerata ha rilasciato oltre 300 autorizzazioni per la rimozione di amianto, in gran parte riconducibili ad edifici e case crollate o a quelli abbattuti, perché lesionati a causa del terremoto.