Macerata, 18 ottobre 2018 - Vuole creare una onlus, Luca Traini, per risarcire le sue vittime. Vorrebbe reperire fondi, magari anche attraverso la scrittura di libri, per ripagare, in piccola parte, i danni che ha causato loro. Questo ha realizzato in carcere l’autore del raid razzista del 3 febbraio. Ha iniziato a pensare a quello che aveva fatto, nella lunga estate trascorsa in cella, riflessioni che hanno portato alla dichiarazione spontanea nell’udienza in cui è stato condannato: «Dopo otto mesi di detenzione ho constatato che il male è insito nell’uomo, a prescindere dal colore della pelle», aveva detto, rivolto alla Corte. 

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Già a giugno aveva cominciato a maturare questi pensieri, come emerge dalla relazione dello psichiatra Massimo Picozzi: «Oggi, se si trovasse davanti una vittima – si legge – cercherebbe di conoscerla, di farla parlare. Ma ancora è ambivalente: non si stupirebbe se scoprisse che qualcuna di loro era legata al mondo della droga». Accetta le conseguenze del suo gesto, parla di interviste, ora, di libri, di una onlus per riabilitare la propria immagine, per rifondere le vittime, e anche il fratello che si sarebbe caricato delle spese legali. In carcere vorrebbe anche intraprendere un percorso universitario, studiare storia o psicologia. Se prima non c’era una persona in particolare che sentisse vicina, di cui si fidasse, e pensava che poteva contare solo su se stesso, a luglio, dopo aver rivisto la sua ragazza è arrivato ad affermare che, se lei lo aspettasse e nel frattempo si disintossicasse dalla droga, lui la sposerebbe.

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Adesso la ragazza sta provando a uscirne, e lui coltiva la speranza che ce la faccia, racconta Traini in un colloquio con lo psichiatra. Per il futuro, ha un sogno: avere una figlia, «una principessa da proteggere». La propria famiglia, l’ha definita disastrata, per questo ha sempre cercato di crearne una tutta sua. Per quanto riguarda la tossicodipendenza, così presente nella sua vita attraverso la ragazza che frequentava (e anche prima, con una ex), aveva sperimentato che minacciare spacciatori e denunciarli non era servito a nulla, e lui non aveva più fiducia nelle istituzioni: Traini ricorda a questo proposito un episodio, che racconta nell’interrogatorio del 6 febbraio davanti al pm Stefania Ciccioli, di quando denunciò, circa un anno fa, uno spacciatore di Cingoli, quando aveva saputo che la ragazza con cui si frequentava prendeva la cocaina da lui.