Montecassiano (Macerata), 22 gennaio 2021 - Rosina Carsetti aveva tentato tre chiamate dal telefono di casa poco prima delle 17 della vigilia di Natale, giorno in cui è stata uccisa. Ha provato a contattare tre amiche nell’arco di pochi minuti: in due occasioni non ha risposto nessuno, in una invece l’amica avrebbe risposto. Sarebbe l’ultimo segnale di vita della 78enne. Su quanto accaduto dopo, dovranno fare luce le indagini. Il 5 febbraio, a Roma, i carabinieri del Ris inizieranno gli accertamenti sul materiale sequestrato, utili a capire se sia stata una rapina o un omicidio maturato nell’ambiente domestico.

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La Procura accusa del delitto marito, figlia e nipote dell’anziana. Rosina Carsetti sarebbe stata uccisa nella villetta a Montecassiano tra le 16.30 e le 18.30. La mattina del 24 dicembre, alle 8.30, la donna aveva chiamato un’amica di Macerata, le aveva raccontato di avere acquistato delle vongole e che avrebbe fatto il sugo. Sembrava tranquilla, per quanto possibile, considerando che, aggiunge l’amica, negli ultimi tempi viveva in condizioni di grande disagio.

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"Mi ammazzeranno", le avrebbe ripetuto. Le avrebbe confidato di due episodi di violenza in casa. «Verso maggio o giugno mi aveva raccontato che la figlia le aveva dato uno schiaffo, l’aveva spinta facendola cadere. Rosy ha avuto lividi per un mese sul braccio, e poi quella sera era andata a dormire da un’amica a Macerata. In seguito, all’inizio di dicembre, aveva chiamato i carabinieri per una lite col nipote. Soffriva tantissimo, la disprezzavano, l’avevano annullata come persona. Cancellata. Parlava di dispetti continui, maltrattamenti. Aveva paura del nipote e della figlia, negli ultimi tempi temeva per la vita, lo diceva a tutti". Il giorno della vigilia, Rosina non aveva richiamato l’amica alle 14.30, come faceva di solito. "Ho pensato fosse strano. Quando è tornata dal centro antiviolenza, il 19 dicembre, mi aveva detto di essere contenta, che aveva raccontato tutto e avrebbe incontrato un avvocato. Io le avevo detto di stare attenta".

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All’appuntamento , fissato per il 29 dicembre, non è mai potuta andare. Un’altra amica, anche lei di Macerata, aveva notato il fatto che il 24 Rosina non l’avesse chiamata per gli auguri. Di solito si sentivano verso le 16.30. "Era contenta di come era andato l’incontro al centro antiviolenza – ricorda –, sollevata, e iniziava finalmente a sentirsi tutelata". Per il giorno di Natale Rosina era attesa da alcuni vicini. Aveva detto che sarebbe stata da sola e così loro l’avevano invitata a pranzo. Intanto le indagini proseguono, da parte della Procura e della difesa. Ieri mattina, su incarico del sostituto procuratore Vincenzo Carusi, che indaga col procuratore capo Giovanni Giorgio, un consulente assicurativo esperto in furti ha fatto un sopralluogo in via Pertini, per analizzare i segni sulla porta finestra da cui – secondo la ricostruzione dei familiari – sarebbe entrato il malvivente.

«Per il momento la Procura resta della sua idea, noi della nostra – ha dichiarato l’avvocato Andrea Netti , che assiste marito, figlia e nipote di Rosina, indagati per omicidio, favoreggiamento, simulazione di reato e maltrattamenti –. Il nostro consulente, l’ingegnere Simone Guatini, si è riservato di farci avere un elaborato con le sue valutazioni. Credo che alla fine questo sarà un punto da discutere nel processo. Intanto, abbiamo individuato un centro di massaggi dove Rosina andava spesso, e dove poi passava il marito per saldare i conti: una cosa poco compatibile con la reclusione di cui si parla tanto". La prossima tappa è a Roma, il 5 febbraio, quando il Ris inizierà ad analizzare i calzini usati per chiudere la bocca a Enrico e Arianna Orazi, i cavi elettrici, i cassetti e tamponi facciali fatti sul volto di Rosina. L’informatico Luca Russo è stato poi incaricato di analizzare anche il computer preso nel negozio di Orazi, alla ricerca di altri elementi.