GIANCARLO FALCIONI
Cronaca

Sindaci, avanti con l’usato sicuro. In due Comuni su tre vince l’uscente

Ribaltoni solo a Mogliano e Urbisaglia. In tanti al terzo mandato: Cecoli e Zavaglini a quota sette elezioni

Sindaci, avanti con l’usato sicuro. In due Comuni su tre vince l’uscente

Sindaci, avanti con l’usato sicuro. In due Comuni su tre vince l’uscente

Avanti con l’usato sicuro. In attesa dell’ultimo verdetto legato al ballottaggio di Recanati tra Emanuele Pepa e l’uscente Antonio Bravi, un dato emerge chiaro dalle urne delle comunali: su 36 sindaci eletti in provincia, 24 sono delle conferme. In due Comuni su tre, insomma, il sindaco uscito dalle urne è lo stesso che era in sella prima che i cittadini fossero chiamati a mettere una croce sulla scheda elettorale. C’è chi si appresta a cominciare il secondo mandato – come Noemi Tartabini a Potenza Picena –, chi ha sfruttato l’abolizione del divieto di terzo mandato consecutivo nei Comuni di medie dimensioni – come Andrea Gentili a Monte San Giusto, Leonardo Catena a Montecassiano e Rolando Pecora a Montelupone –, e chi è arrivato alla quinta esperienza da sindaco (come Franco Capponi a Treia) o addirittura alla settima come Giovanni Zavaglini a Gualdo e Pietro Cecoli a Monte Cavallo. Nessuno scossone neanche a Matelica e Montecosaro, dove a prendersi la fascia tricolore sono stati i due vicesindaci uscenti, Denis Cingolani e Lorella Cardinali. Solo due i sindaci uscenti che si sono ricandidati e hanno perso la poltrona: Cecilia Cesetti a Mogliano e, sul filo di lana, Francesco Paolo Giubileo a Urbisaglia, battuti rispettivamente da Fabrizio Luchetti e Riccardo Natalini.

La continuità prevale anche in barba agli orientamenti politici nazionali. Basti pensare al caso di Treia, dove il candidato sostenuto da Fratelli d’Italia – Piero Farabollini – ha perso nonostante alle Europee il partito della premier Giorgia Meloni avesse raccolto addirittura il 45,8 per cento dei consensi (il centrodestra era ampiamente sopra il 60%). Consensi che, evidentemente, non si sono poi riversati sul nome espresso da FdI e dai suoi alleati alle Comunali. Un canovaccio analogo è stato seguito anche in tanti altri paesi dove il centrodestra era ampiamente maggioritario alle Europee, ma poi ha prevalso il candidato sindaco di area centrosinistra: Leonardo Catena a Montecassiano, Andrea Gentili a Monte San Giusto, Mauro Romoli a Pollenza, Mariano Calamita ad Appignano e Matteo Pompei a Monte San Martino. Insomma, una nuova conferma del fatto che alle Comunali si vota più per la persona e meno per affinità di tipo politico.

C’è poi l’aspetto della moltiplicazione dei mandati dello stesso sindaco. A Gualdo e a Monte Cavallo, Giovanni Zavaglini e Pietro Cecoli hanno indossato per la prima volta la fascia tricolore nel 1990, quando Giorgia Meloni frequentava le scuole medie. Dopo 34 anni sono ancora lì e si apprestano a essere proclamati sindaco per la settima volta. A fine mandato, saranno arrivati a 35 anni da primi cittadini, praticamente una piccola monarchia. Una situazione che si presta a valutazioni contrastanti. Da un lato c’è sicuramente l’apprezzamento dei cittadini per l’operato dei loro amministratori. Dall’altro, viene a mancare quell’alternanza che in tanti casi si è dimostrata utile alle crescita delle comunità. Il fiorire di questi sindaci "highlander" è una spia di un problema di ricambio generazionale che interessa i Comuni montani (e non solo), dove si fa sempre più fatica a trovare qualcuno che sia disposto a impegnarsi nella cosa pubblica.