Il professor Antonello Pietrangelo, direttore dell’unità operativa di Medicina Interna
Il professor Antonello Pietrangelo, direttore dell’unità operativa di Medicina Interna

Modena, 29 ottobre 2020 - "Crescono la stanchezza e lo sconforto di fronte a questa prevedibile seconda ondata" ed è forte la preoccupazione dei medici della Medicina Interna, che dall’inizio della pandemia sta combattendo in prima linea la dura battaglia contro il Covid-19. Sono i medici internisti, a gestire il 70-80% dei pazienti Covid, "nel silenzio dei propri ospedali e senza essere interpellati per offrire il proprio contributo nell’individuazione di interventi utili a migliorare la gestione dell’emergenza". E’ il professor Antonello Pietrangelo, direttore dell’unità operativa di Medicina Interna del Policlinico e presidente della Sim, a farsi protavoce di quella che ha tutti i contorni di una civile ma ferma ’protesta’.

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"Oggi quanto temuto si sta purtroppo concretizzando – spiega Pietrangelo che con altri colleghi di tutta Italia ha scritto una lettera al ministro della Sanità – A differenza di quanto accaduto a marzo- aprile, alla curva epidemiologica in rapida crescita dei pazienti Covid si affianca ora quella fisiologica e stagionale dei pazienti cronici over 70, pluripatologici e fragili, non-Covid, che hanno ed avranno bisogno di accedere agli ospedali a causa di un aggravamento delle loro condizioni di salute legato all’inverno. I reparti di Medicina Interna nel periodo invernale sono da sempre affollati ed impegnati proprio a gestire pazienti anziani, fragili con multipatologie, ricoverati per polmonite".

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Non usa mezzi termini Pietrangelo: "Questi reparti sono ormai già saturi – scrive – È necessario agire con tempestività, riorganizzare il sistema e arginare al più presto il sovraffollamento, la mancanza di posti letti e di personale medico ed infermieristico con competenza multispecialistica, internistica, per gestire contemporaneamente le due curve: il focus non deve essere il virus ma il paziente Covid o non Covid, la persona nella sua complessità e fragilità. È tempo di introdurre soluzioni concrete per non negare l’assistenza a nessuno, né ora né tra qualche settimana, quando entrambe le curve epidemiologiche metteranno seriamente a rischio la tenuta del Sistema Sanitario senza differenze regionali".

«Il sistema sanitario – dice Pietrangelo – è di nuovo sotto stress per la velocità con cui si è presentata la seconda fase della pandemia. Bene, le iniziative nazionali e regionali per limitare i contatti e ridurre il rischio di contagi. Necessario, potenziare il ruolo ed il coinvolgimento della medicina del territorio e dei medici di famiglia, anche con l’individuazione di ospedali intermedi o Rsa Covid e non-Covid. Il crescente numero dei posti letto occupati in terapia intensiva, quelli presentati in tutti i bollettini di aggiornamento sulla pandemia, è solo la punta dell’iceberg. Per rispondere all’aumento esponenziale del numero di pazienti sospetti Covid, che necessitano di isolamento in attesa del risultato di tamponi o ulteriori dati clinico-radiologici, stiamo saturando posti letto in altri reparti di Medicina interna non-Covid. Tutto questo, temiamo che questa volta non basterà perché la stagione invernale sta totalmente trasformando il quadro che si era delineato nel corso della prima ondata. La gestione di una pandemia richiede letti assistiti, ma non solo nelle terapie intensive, ovviamente indispensabili. Sovraffollamento e mancanza di posti letto sono da tempo un problema non adeguatamente affrontato e che si ripercuoterà sugli esiti di questa nuova emergenza nazionale: la dotazione di posti letto e risorse non sta tenendo conto che all’interno di quel numero quella che cresce e crescerà ancora".