La ceramica soffre, ma non smette di investire

Confindustria Ceramica celebra 60 anni con nuove nomine e dati del settore: settore ceramico in contrazione, ma investimenti in crescita. Sfide legate a export, mercato interno e costi energetici. Prospettive di ripresa con investimenti e segnali positivi da Usa e Germania.

La ceramica soffre, ma non smette di investire

La ceramica soffre, ma non smette di investire

Giornata lunga, ieri, per Confindustria Ceramica. In serata l’associazione ha infatti celebrato i suoi 60 anni al teatro Carani, ma prima l’assemblea aveva eletto alla presidenza Augusto Ciarrocchi (che prende il posto di Giovanni Savorani) e prima ancora il presidente uscente e il nuovo ‘numero uno’ avevano presentato le statistiche di settore relative al 2023. Registrando, a livello di comparto, un risultato aggregato (ceramica, sanitari, refrattari, laterizi, stoviglie) pari a 7,5 miliardi pesantemente condizionato, tuttavia, dalla contrazione accusata dal settore ceramico il cui fatturato (6,2 miliardi) flette del 14% rispetto al 2022. Tranne che investimenti (473 milioni di euro, +7%) gli altri indicatori sono tutti negativi. Segnano il passo export (284 milioni di metri quadrati, -20%, per 5 miliardi di euro, -15,4%), mercato domestico (-9% in volume, -7,4% in valore), produzione (373 milioni di metri quadri, -13%), addetti (18432, - 1,1% rispetto al 2022) e numero di aziende, 125 contro le 128 del 2022. Quadro non privo di complessità, "caratterizzato – ha detto Savorani – da un calo della domanda globale". Ma anche da contingenze che vanno dalle tensioni geopolitiche che irrigidiscono i mercati alla concorrenza estera – India in primis – fino ai costi energetici. E se sul ‘fair trade’ Confindustria Ceramica chiede l’adozione di misure antidumping efficaci rispetto all’import indiano, "è l’energia – ha aggiunto Savorani – che rappresenta un fattore particolarmente critico per la competitività del settore". Contro la ceramica remano i prezzi dell’energia elettrica, la mancanza dei decreti attuativi sulla gas release, il sistema Ets e più in generale la transizione energetica. Se i numeri parlano di un contesto complesso, il dinamismo e la capacità di investimento (oltre 915 milioni di euro solo nell’ultimo biennio) sono una base solida da cui ripartire, anche alla luce di "timidi segnali di ripresa da parte di Usa e Germania che – ha concluso Savorani – cominciano ad intravvedersi".

s.f.