Medico, foto di archivio (Germogli)
Medico, foto di archivio (Germogli)

Cagli (Pesaro), 1 giugno 2017 - La famiglia Bonifazi non sopporta l’idea che Massimiliano Mecozzi possa continuare tranquillamente il suo lavoro di medico. «Dopo aver appreso sconcertati che ha cambiato numero di telefono e contattato tutti i suoi pazienti annunciando di essere operativo, solleciteremo alla procura e all’Ordine dei medici un immediato provvedimento cautelativo di sospensione dalla professione». Lo fanno sapere dalla famiglia di Francesco, il bambino di sette anni morto per un’otite non curata con antibiotici poi degenerata in encefalite.

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«Ci stanno arrivando una serie di segnalazioni da parte di mamme che avevano in cura i loro bambini da Mecozzi – spiegano i legali della famiglia – e ci raccontano quello che hanno passato e i rischi corsi come quello di un digiuno di una settimana impartito ad una bimba di 5 anni per purificarsi. Crediamo che sia un medico capace di reiterare in ogni momento quei comportamenti». 

Da parte della Procura di Urbino non sembra esserci invece questa fretta. In altre parole, i magistrati attendono la relazione (tempi di consegna: 60 giorni) da parte del anatomopatologo Mauro Pesaresi, il quale deve rispondere a due quesiti posti dalla procura: ricostruire il comportamento di genitori e medico nell’affrontare la malattia del bambino e se sono state seguite le linee guida dei protocolli sanitari oppure no nel curare il bambino. 

Intanto l’avvocatessa Marilù Pizza che difende il dottor Mecozzi ha presentato istanza alla procura per riavere il cellulare di servizio dove c’erano messaggi e appuntamenti per le visite. Chiederà indietro anche quello personale perché ugualmente conteneva appuntamenti con i pazienti. Le memorie dei due cellulari sono state «copiate» dal tecnico nominato dalla procura.

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