I funerali di Nicholas Carloni
I funerali di Nicholas Carloni

Pesaro, 3 dicembre 2018 - In tanti, oggi pomeriggio, hanno voluto dare l’ultimo saluto a Nicholas Carloni (FOTO). I suoi genitori, le sorelle, gli amici, tutti stretti intorno a quella bara bianca, nella Chiesa di Candelara, dove sono stati celebrati i suoi funerali. All’esterno, il rombo dei motori: le moto che Nikky (così lo chiamavano gli amici) amava tanto e una fila di macchine di grossa cilindrata. Una delle moto, la sua, è stata anche portata dagli amici in chiesa e posizionata dietro la bara. Difficile contenere tutti, per la parrocchia di Santo Stefano. In tanti, sono rimasti fuori, a stringersi l’un con l’altro.

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Il ragazzo, 20 anni, pesarese, morto mercoledì scorso dopo essersi schiantato con la sua Mini contro un albero, subito dopo Santa Veneranda, in direzione Trebbio della Sconfitta, era molto conosciuto a Pesaro. La sua tragedia ha colpito un’intera comunità. Quella di Candelara, dove Nicholas era nato e cresciuto, ma anche quella del quartiere del Porto, in cui il giovane aveva tante amicizie. Non a caso, infatti, negli ultimi anni, aveva deciso di correre al ‘Palio dei Bracieri’, portando i colori della contrada gialloblu. E proprio la maglia con cui correva, oggi, è stata posizionata sopra il cuscino di fuori, sotto la bara.

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A celebrare i funerali, il parroco di Candelara, Don Giampiero Cernuschi, insieme con Don Michele Rossini (Cattabrighe), Don Alberto Levrini (Tombaccia), Don Lorenzo Volponi (Villa San Martino ) e Don Giuseppe Leone (Belvedere Fogliense).

“Anche per prete non è facile trovare la serenità e la lucidità per parlare - ha detto Don Cernuschi, con voce tremante e commossa - , è già il terzo giovane, al di sotto dei 25 anni, che, in questi ultimi anni, ho dovuto accompagnare nella Casa del Padre, quella in cui ora aggiungeremo anche il nome di Nicholas. Lui che sarà sempre con noi. Quando è avvenuto lo schianto, mercoledì scorso, mi sono precipitato lì, con gli altri parroci e piangevano tutti; anche i vigili del fuoco e le forze dell’ordine, oltre ai parenti, si sono stretti in preghiera con noi. Ora dobbiamo essere uniti per Nikky, come ha detto sua madre Michela non dobbiamo piangere, perché lui non lo avrebbe voluto. Ai giovani qui presenti vorrei dire: prendetevi cura delle vostre vite, per costruire con Gesù una società migliore. Siamo qui oggi per celebrare la Pasqua di Nicholas, non la sua morte. Nel sorriso della sua fragile sorellina malata, Daphne, la più piccola, c’è quello di Nikky. A lui ora diciamo arrivederci, con la serena certezza della sua presenza ancora qui, vicino a noi”.

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Poi, sull’altare, è salita la mamma, Michela Massarini, accompagnata dal marito, Luca Carloni: “mi hanno detto di essere breve - ha esordito - , ma se mi guidi tu Nikky, è difficile fermarsi. Mi sento serena oggi, non so perché; io lo amo e lui mi amava e credo che mio figlio sia un grande esempio per tutti. Lui mi ha sempre detto che se un giorno sarebbe arrivato questo momento, non avrei dovuto piangere, ma fargli una grande festa. Ora i suoi amici potranno portarsi dietro un angelo in più”. Nicholas lascia il papà, Luca Carloni, la mamma Michela Massarini e quattro fratelli, Pamela, Diletta, Martina e Daphne, la più piccola. Chi lo conosce bene, lo ricorda come “un ragazzo sempre solare, che aveva voglia di fare e sempre pronto a mettersi in gioco”.

Le ultime parole lette in chiesa sono state quelle di suo zio, Fausto Massarini, a cui il giovane era molto legato: “ringrazio i vigili del fuoco e la municipale per la pietà dimostrata, il sindaco Matteo Ricci per il cordoglio, Don Alberto, Don Michele e Don Lorenzo per la vicinanza e grazie a Don Giampiero per essere sacerdote, parroco, padre e fratello. Ringrazio anche gli amici, per il conforto che ci hanno dato: a voi, cari ragazzi, dico ‘divertitevi, migliorate la vita, ma abbiate anche sempre il rispetto di voi stessi. Anche Nicky lo vorrebbe”.

Dopo i funerali, la salma è stata portata al cimitero di Candelara. L’8 dicembre prossimo, alle 20,30 ci sarà una messa per ricordarlo (la settima), sempre all’interno della Chiesa di Candelara.