ROBERTO DAMIANI
Cronaca

Omicidio Pesaro, il pentito fratello della vittima. "Non voglio andarmene"

Il blitz di Biagio Girolamo alla Municipale per parlare col sindaco

I carabinieri sotto al Centro Benelli, dove abita Biagio Girolamo Bruzzese, il collaboratore di giustizia (Fotoprint)

I carabinieri sotto al Centro Benelli, dove abita Biagio Girolamo Bruzzese, il collaboratore di giustizia (Fotoprint)

Pesaro, 28 dicembre 2018 - Girolamo Biagio detto Mommo Bruzzese, 55 anni, pentito della ’ndrangheta, arrivato a Pesaro dal 2008 con la protezione dello Stato, non vuole andare via da qui. Lo hanno sollecitato a fare le valigie al più presto dopo l’agguato mortale al fratello Marcello. Ma lui non cede. E ieri mattina, durante le sue due ore di permesso giornaliero dovendo scontare agli arresti domiciliari le condanne passate in giudicato, ha fatto una mossa sicuramente inedita. Si è presentato al comando della polizia municipale di Pesaro, dall’altra parte della strada rispetto alla sua abitazione al centro Benelli, dove stazionano dalla sera di Natale due vetture dei carabinieri, e ha chiesto di parlare col comandante Gianni Galdenzi, che era fuori città.

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Allora ha avuto contatti con la vice Francesca Muzzini alla quale ha chiesto di poter incontrare il sindaco Matteo Ricci e il ministro che di lì a poco sarebbe arrivato in prefettura perché intendeva mettere in chiaro quali fossero le sue intenzioni: «Io non voglio andarmene da qui, da Pesaro. La mia famiglia non mi seguirebbe e nemmeno io voglio andare via. Qui ci sentiamo più sicuri». Il sindaco Ricci non ha accolto la richiesta di parlare col pentito della ’ndrangheta ma riferendo alla procura della Repubblica e al comitato per l’ordine e la sicurezza la bizzarra visita di Girolamo Biagio Bruzzese al comando della Municipale. Di fronte al rifiuto del sindaco di incontrarlo, Bruzzese è tornato via dicendo però di non demordere: «Voglio parlare col sindaco Ricci».

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La stessa opposizione a lasciare Pesaro è arrivata anche dalla famiglia della vedova di Marcello Bruzzese e dai tre figli, uno dei quali nato in città. La moglie non intende andarsene né ora come sollecitato dai vertici di polizia per garantire loro una maggiore sicurezza né mai perché si sentono sicuri a Pesaro piuttosto che in altre città. Ed inoltre non intendono più fuggire.

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DI FRONTE a questa situazione, il Viminale ha imposto il controllo 24 ore su 24 delle abitazioni di tutti i fratelli Bruzzese, sia del pentito Biagio che di due sorelle, una delle quali si è presentata ieri al ministro Salvini per consegnargli un foglio con degli appunti. Presumibilmente si tratta della richiesta formale di non voler lasciare Pesaro per nessuna ragione di sicurezza. Ritengono evidentemente di non correre più pericoli o comunque non più di qualunque altro posto in Italia dove potrebbero essere trasferiti.

PER QUESTO, la decisione del ministero e del suo ufficio preposto alla sicurezza dei collaboratori di giustizia è attesa nelle prossime ore ma non è scontato che rimangano a Pesaro. Malgrado si siano appellati persino ai vigili urbani per essere ascoltati