Ravenna, la Berkan B è affondata in pialassa (foto Zani)
Ravenna, la Berkan B è affondata in pialassa (foto Zani)

Ravenna, 6 marzo 2019 - La cronaca del disastro annunciato va in onda di prima mattina. Il relitto della nave Berkan B, ormeggiata alla banchina ex Tozzi lungo il canale Piomboni, imbarca sempre più acqua e collassa. Si rompe uno dei cavi d’acciaio che assicura il relitto alla banchina e sibila minaccioso nell’aria. Alle 9.35 la prua comincia a inabissarsi. Vengono stese altre panne per 250 metri per evitare che la miscela di acqua e olio che fuoriesce resti tamponata e non finisca nell’ecosistema della pialassa. Non finisce qui. Poco prima delle 13 la prua della Berkan B è tutta sott’acqua, fortunatamente si adagia probabilmente su uno ‘scalino’, a 8 metri di profondità, e non finisce al centro della canaletta, il passaggio obbligato per le navi che devono raggiungere i terminal Nadep Ravimm, Soco e Italterminal. 

Così quello che si temeva da settimane, se non da mesi, diventa realtà. La situazione è temporaneamente sotto controllo, acqua e olio non sono arrivati nella pialassa Piomboni dove avrebbero distrutto ciò che resta dopo tre anni di fermo dei lavori. Ma si tratta pur sempre di un relitto semiaffondato. La Capitaneria di porto, che ha competenza in materia di gestione dei relitti e delle navi poste sotto sequestro, ha disposto un intervento di emergenza: l’Autorità di sistema portuale ha ordinato a Venezia dei tubi d’acciaio che verranno piantati per bloccare il relitto verso la banchina, in attesa di decidere come intervenire per riportare i resti della nave in superficie.

Il precedente non fa stare tranquilli: il recupero del mercantile Gokbel, affondato poco fuori le dighe foranee in seguito alla collisione con l’altro mercantile Lady Aziza alla fine del 2014, ha richiesto alcuni mesi di tempo per completare l’intervento (oltre a un costo di 4 milioni). E’ chiaro che qui l’intervento ha una portata minore ma richiederà comunque del tempo e lo stop alla navigazione.

«Il porto di Ravenna è dotato di tutte le professionalità necessarie per fronteggiare la situazione. E’ stato scongiurato l’inquinamento marino e sono stati messi in atto tutti gli strumenti per stabilizzare il relitto. Dopo il posizionamento di tubi d’acciaio per bloccare la nave, ci sarà la gara d’appalto per la rimozione» ha commentato in serata il comandante della Capitaneria di porto, Pietro Ruberto. Già lunedì sera si era svolta una riunione d’emergenza perché c’erano le avvisaglie del disastro del giorno successivo. La conferma di ciò che si diceva da mesi: il relitto può affondare.

Ieri pomeriggio sono stati al lavoro, oltre alla Secomar che ha assicurato il contenimento di ciò che fuorisciva dallo scafo posando più livelli di panne, gli ormeggiatori e un rimorchiatore della Sers. Nella zona ci sono i relitti di altre sei navi: quattro emergono, sei sono semiaffondati. Anche in questo caso si chiede da tempo la rimozione degli ammassi di ferro arrugginito.

(Il cargo Berkan che, da ottobre 2017 giace, spezzato in due, nella zona nord della Pialass