Un tampone ad un paziente con i sintomi del Coronavirus
Un tampone ad un paziente con i sintomi del Coronavirus

Ravenna, 4 aprile 2020 - Altri sei contagi in ospedale: cinque operatori e un paziente. Il bollettino di ieri parla ancora di uno dei problemi che in questi giorni si sta cercando di debellare definitivamente: la trasmissione del virus nelle strutture sanitarie. Il nemico invisibile più volte nell’ultimo mese si è infiltrato sotto mentite spoglie dentro agli ospedali, portato da alcuni pazienti ricoverati per altri motivi e poi rivelatisi positivi, e poi diffusosi tra il personale che lavora nei reparti non Covid. Ieri in particolare sono risultati positivi al tampone tre operatori del Santa Maria delle Croci di Ravenna, uno dell’ospedale di Faenza e uno del Maria Cecilia hospital di Cotignola.

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Non sono casi isolati: a Ravenna nei giorni scorsi è stato chiuso il reparto di Oncologia dopo che 15 persone sono risultate positive, tra cui 8 pazienti, 2 medici e 5 infermieri. Positività sono state riscontrate anche in Malattie infettive e in Medicina interna. A Faenza ha riaperto negli ultimi giorni Chirurgia, che per un periodo è rimasta chiusa dopo che un medico ha contratto il virus, inoltre ci sono state delle positività anche tra i fisioterapisti. Anche a Lugo ci sono stati dei casi, tra cui quello di un’infermiera in Ortopedia. Non è andata diversamente nelle strutture private, e in primis a Maria Cecilia hospital di Cotignola, dove ieri le positività sono salite a 29: 12 pazienti (di cui 5 purtroppo deceduti) e 17 operatori. Il problema sta anche nel fatto che se una persona è già stata contagiata ma l’infezione non è ancora ‘partita’, il tampone può dare falsi negativi: è successo diverse volte anche su pazienti testati nel nostro territorio.

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Tra i positivi di ieri, inoltre, troviamo anche una persona residente a Castel Bolognese che ha contratto il virus durante un ricovero legato ad un’altra patologia, e che è stata quindi spostata in isolamento in un reparto Coronavirus. Non si tratta della prima volta che succede: già altre persone hanno raccontato di aver contratto il virus in ospedale, e per alcuni soggetti anziani e debilitati è stato fatale. Da giorni la Regione annuncia l’intenzione di fare test a tappeto al personale sanitario. La partenza è stata però a scaglioni: in alcune zone dell’Emilia-Romagna sono già in corso gli esami da un paio di giorni, ma non a Ravenna, sebbene giovedì la Regione avesse dichiarato che la partenza sarebbe stata ieri.


Il test è doppio: prima viene fatto un esame sierologico (di fatto un prelievo del sangue), che mostra se il soggetto ha sviluppato gli anticorpi contro il virus. Se il test risulta positivo si fa anche il tampone, per controllare se l’infezione è in corso. Nel caso in cui il tampone risulti negativo, dopo un test sierologico positivo, significa che l’operatore è stato in contatto col virus e ha sviluppato un’immunità ad esso, creando gli anticorpi per combatterlo: ha superato – in maniera asintomatica – la malattia. Se è negativo all’esame sierologico, invece, questo viene ripetuto ogni 15 giorni.


La Regione ieri in una nota ha riferito di aver consegnato 30mila kit per i test sierologici alle aziende sanitarie dell’Emilia-Romagna, di cui 7000 all’Ausl Romagna: di questi 2000 sono destinati all’ambito di Ravenna. I kit "sono in distribuzione presso i quattro ambiti territoriali di Cesena, Forlì, Ravenna e Rimini – si legge nella nota –: entro sabato il via agli esami". La Regione promette anche che "per garantire la copertura di massa, sono già stati ordinati ulteriori 100mila test, con l’obiettivo di arrivare a 200mila complessivi. Saranno effettuati attraverso un piano e un calendario programmato dall’assessorato regionale alle Politiche per la salute". Non resta che aspettare i risultati.