Matteo Cagnoni non era in aula per la lettura della sentenza
Matteo Cagnoni non era in aula per la lettura della sentenza

Ravenna, 22 giugno 2018 - Ergastolo. Sono le 19 quando viene letta la sentenza che condanna Matteo Cagnoni al carcere a vita. Per la giuria della corte d’assise formata da otto giudici, due togati e sei popolari, è lui ad aver ucciso la moglie Giulia Ballestri, 39 anni, a bastonate la mattina del 16 settembre 2016, nella villa di via Padre Genocchi.

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Gli avvocati del dermatologo in mattinata avevano chiuso l’arringa difensiva, cercando di escludere l’aggravante della crudeltà ed evitare così al proprio cliente la pena del carcere a vita. Niente da fare. La giuria ha scelto il massimo della pena per Cagnoni, che ha assistito alla lettura della sentenza.  

Unica concessione riguarda la richiesta del pm D’Aniello di un anno di isolamento diurno che è stata bocciata. Si chiude così un processo che ha scosso e coinvolto la città, com’era normale che fosse, visto che la vittima era una donna molto conosciuta di 39 anni madre di tre figli, si stava separando dal marito e si stava ricostruendola vita con un altro uomo. Una donna uccisa a colpi di bastone in una villa disabitata e morta dopo una lunga agonia.

Il dermatologo è stato condannato a diversi risarcimenti (20mila euro per il Comune di Ravenna e 10mila per le varie associazioni che si erano costituite parti civili) e a provvisionali fino a 500mila euro per i genitori della vittima.

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In nove mesi nell’aula della Corte d’Assise è sfilata la Ravenna bene: 29 udienze, 112 testimoni,con tante tensioni e contraddizioni, da una parte il pubblico ministero Cristina D’Aniello, dall’altra gli avvocati difensori Giovanni Trombini e Francesco Dalaiti, e l’avvocato della famiglia Ballestri, Giovanni Scudellari. Cagnoni, 53 anni e che si è sempre dichiarato innocente, sarà probabilmente trasferito in un altro carcere nei prossimi giorni.