Reggio Emilia, 17 agosto 2019 - Arrivano i rinforzi. Nella caccia al presunto assassino di Hui Zhou (foto), individuato dalla polizia nel 34enne marocchino Hicham Boukssid, anche il ministero dell’interno sta facendo la sua parte.

Negli ultimi giorni infatti sono state messe a disposizione quotidianamente nove pattuglie, per un totale di 27 agenti. Operano dalle 7 all’una di notte, in costante sinergia con le forze congiunte reggiane, che prevedono (oltre agli uomini della squadra mobile della questura) anche polizia municipale, insieme alla collaborazione dei carabinieri. Tre i turni stabiliti, come le pattuglie impiegate in ognuno di esso e - di conseguenza - anche gli agenti.

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Superata la settimana dal brutale omicidio al bar Moulin Rouge di via XX Settembre, le ricerche proseguono senza sosta. Ma le novità, almeno per il momento, sembrano ancora poche. Le indagini sono proseguite negli ultimi giorni alle ex Reggiane, setacciate in lungo e in largo per verificare potenziali giacigli in cui Boukssid si potrebbe trovare. Oltre ai luoghi più classici, come la stazione di Reggio, dove le pattuglie tengono costantemente monitorata la zona; anche i tassisti in questo caso non sono stati esclusi dalle domande di rito, per capire se il 34enne avesse richiesto un possibile passaggio per lasciare la città.

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Le indagini degli inquirenti inoltre si sono spostate anche sui famigliari di Boukssid. Seppur definito inizialmente «senza legami affettivi», l’uomo di origini marocchine avrebbe tre fratelli sparsi per l’Italia, compreso Bouchaib, la cui foto - erroneamente - era stata rilanciata sui social da alcuni cittadini cinesi venerdì scorso, convinti che il presunto omicida fosse proprio lui. Ma anche su questa pista la polizia mantiene il massimo riserbo, ribadendo di non avere certezze ancora su una possibile loro collaborazione. Così come il cellulare della ragazza non è stato ancora ispezionato, anche se la Procura valuterà le tempistiche con cui effettuarla.

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Boukssid, insomma, sembra introvabile. Ancora meglio latitante, come l’ha ufficialmente schedato la polizia. L’ultimo avvistamento certo risale a venerdì pomeriggio, in un giaciglio di fortuna sul Crostolo. Era scalzo, vestito solo con un paio di pantaloni corti e una maglietta bianca. Da lì si sono susseguite diverse segnalazioni: nessuna realmente verificata.

L’uomo era conosciuto al nucleo antidroga per alcuni suoi rapporti con spacciatori reggiani. Non aveva reati in tal senso nella fedina penale (l’unico è per immigrazione clandestina) ma è presumibile - pur non confermato con certezza - che abbia un gruzzolo da parte ‘guadagnato’ attraverso l’attività di spaccio. Soldi con cui il 34enne sarebbe intento a proseguire una fuga che nelle primissime ore dopo l’omicidio sembrava impossibile, ma che con il passare dei giorni sta prendendo sempre più corpo. La pista reggiana ovviamente non è stata esclusa dalla polizia. Ma a una settimana esatta dall’ultimo avvistamento ci si chiede ancora dove possa essere, e i reali motivi (se esistono) che l’abbiano portato al gesto folle. Il tutto mentre papà Oscar è tornato dalla Cina. E insieme alla comunità cinese, si appresta a dare l’ultimo saluto (fissato per martedì) alla giovane Hui.