Reggio Emilia, 25 novembre 2021 - L’amore e la morte. Il bianco e il nero. Una personalità "con impulsi così contrastanti". Nel confermare la custodia cautelare in carcere, in attesa del processo, per il 24enne Mirko Genco, il giudice per le indagini preliminari Silvia Guareschi ne descrive la doppia anima: "Il desiderio di legarsi alla vita della ragazza, ma anche di eliminarla per sempre".

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Prima la convivenza, durata un mese, con la 34enne Juana Cecilia Hazana Loayza, terminata il 29 agosto. Poi le sue pressioni con messaggi e telefonate: "Se non torni con me, mi ammazzo". Lui che si presentava più volte a casa di lei in via Melato: le aveva lasciato un mazzo di fiori, ma le aveva staccato anche la luce. Il 5 settembre lei aveva chiamato la polizia di Stato: lui era nelle cantine, in stato confusionale. Davanti al giudice si era detto "molto legato alla donna": per lui era scattato il divieto di avvicinamento, che violerà appena cinque giorni dopo.

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Questa volta arriva a minacciare Huana Cecilia con un coltello, mentre ventila ancora gesti autolesionisti. Di nuovo arrestato, finisce prima in custodia cautelare in carcere e poi ai domiciliari, finché il 3 novembre patteggia due anni, pena sospesa subordinata alla frequentazione di un corso di recupero per uomini che maltrattano.

Un paio di settimane dopo, nella notte tra il 19 e il 20, lui vede su Instagram un selfie pubblicato poco prima, in cui lei appare sorridente con gli amici: non sopporta la vista di quella serenità senza di lui e, accompagnandola a casa, la sgozza, dopo aver avuto con lei "un rapporto" a suo dire consenziente, ma che secondo la Procura sarebbe una violenza sessuale, perpetrata approfittando del fatto che lei sarebbe stata forse ubriaca.

Per lui il pm Maria Rita Pantani, titolare dell’indagine, ha formulato l’ipotesi di reato di omicidio con tre aggravanti: futili motivi, aver colpito una vittima di stalking reiterato da parte sua e in condizioni di minorata difesa. Oltre alla violenza sessuale e la rapina.

Per le due contestazioni più gravi, il gip Guareschi ha disposto il carcere. Ma il pm lo accusa anche di furto (per aver rubato le chiavi di casa alla giovane, dopo averla tramortita), violazione di domicilio (per essere andato nell’abitazione della vittima a prelevare il coltello con cui poi l’ha uccisa) e il porto abusivo d’armi. Ripercorrendo quanto finora ricostruito, secondo il gip Guareschi non ci può essere alternativa alla custodia in carcere: "Oltre che essere proporzionata alla gravità dei fatti e alla pena che sarà irrogata all’esito del giudizio - scrive il giudice - è l’unica misura capace di proteggere la collettività".  Per lui, inoltre, ravvisa il rischio di reiterazione del reato.

Mentre non ha convalidato l’iniziale fermo chiesto dalla Procura perché manca il pericolo di fuga: dopo aver ucciso, Genco è rimasto tra Reggio e a Parma e ha lasciato il coltello. "Secondo l’accusa, su molti aspetti lui aveva detto menzogne. In realtà tanti fatti da lui raccontati hanno trovato conferma", afferma l’avvocato Alessandra Bonini: "Ciò non cambia la sua gravissima responsabilità. Rispetto a quanto da lui commesso, non c’è minima possibilità di giustificazione".

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