Cesena, 6 settembre 2017 - La verità su Manuela Teverini, la cesenate scomparsa il 5 aprile del 2000 e mai più ritrovata, potrebbe essere nascosta sotto terra. Non quella vicino alla casa nella quale la donna viveva col marito Costante Alessandri e la figlia Lisa, che al momento della sparizione della mamma aveva quattro anni, ma quella dell’area di una cava attigua alla fornace di Bagnarola nella quale Alessandri a quei tempi era solito smaltire dei rifiuti.

Gli investigatori della squadra mobile di Forlì che, stanno svolgendo le indagini guidati da Mario Paternoster, all’inizio della settimana prossima potrebbero dunque tornare a scavare alla ricerca di nuovi riscontri. Il fascicolo sulla scomparsa della donna era stato riaperto nell’autunno del 2016, quando il marito Costante Alessandri, già assolto al termine di un primo procedimento che nel dicembre del 2002 aveva portato al suo arresto con l’accusa di omicidio e occultamento di cadavere, era stato nuovamente indagato con le stesse accuse.

Lo scorso ottobre gli inquirenti allargarono le indagini anche alle pertinenze dell’abitazione del fratello di Alessandri e a un terreno nelle vicinanze della casa di Costante dove, grazie all’ausilio dei cani molecolari, vennero trovati dei reperti (dei resti di indumenti e degli oggetti), inviati a far esaminare nei laboratori specializzati della polizia scientifica Roma alla ricerca di tracce di dna. Da questa pista non sono però scaturiti riscontri, visto che il materiale rinvenuto si sarebbe trovato in condizioni troppo degradate per poter essere analizzato con successo.

Le indagini non si sono però fermate, come dimostra il fatto che circa un mese fa la polizia si è concentrata verso una nuova direzione e proprio da questa potrebbero arrivare i prossimi riscontri: l'8agosto infatti gli inquirenti hanno effettuato un sopralluogo nell’area di una cava attigua a una fornace a Bagnarola, luogo nel quale Alessandri e il fratello erano soliti scaricare gli sfalci d’erba e i residui dell’attività di giardinaggio.

Per sgomberare il campo da ogni dubbio e per non lasciare nulla di intentato, probabilmente all’inizio della settimana prossima gli uomini della squadra mobile torneranno nell’area per effettuare una serie di scavi. La cava, profonda una quindicina di metri, in passato è infatti stata ricoperta. La zona fino ad ora non era mai stata oggetto di indagini e analisi approfondite e per effettuare un’ispezione dettagliata saranno necessarie diverse settimane, prbabilmente circa un mese.

Gli eventuali riscontri raccolti entreranno a far parte del fascicolo al quale la polizia sta lavorando da quasi un anno e che a questo punto potrebbe essere ormai vicino alla chiusura. A quel punto il pubblico ministero Filippo Santangelo dovrà valutare se chiedere ulteriori approfonidmenti, chiudere il caso o chiedere un rinvio a giudizio.