L’ospedale, la sua casa: Joy occupa da 20 giorni. "Io non voglio la carità, cerco solo un lavoro"

Joy, nigeriana di 44 anni, trascorre le sue giornate al "Carlo Urbani" Personale allo stremo. "La mia è una forma di protesta, non so quanto resterò. Non so dove andare, in Nigeria non voglio tornare"

Joy, la nigeriana che ormai vive nell’atrio dell’ospedale di Jesi

Joy, la nigeriana che ormai vive nell’atrio dell’ospedale di Jesi

Jesi (Ancona), 3 aprile 2024 – Joy, lei è qui nell’atrio di un ospedale pubblico da oltre due settimane, notte e giorno perché?

"Perché non ho più casa, né lavoro"

Ma sta bene o è qui perché ha bisogno di cure?

"Sì, sto bene"

Cosa vorrebbe per vivere?

"Dipende da loro. Io non posso stare per strada".

Però le istituzioni e i servizi sociali le hanno offerto un albergo, un posto per dormire alla tenda di Abramo di Falconara e lei avrebbe rifiutato tutto...

"Io vorrei una casa e che qualcuno mi offra un lavoro. Prima la casa però. Intanto sistematemi in una casa che poi mi pagherò con il mio lavoro".

Ma l’albergo come soluzione temporanea perché non le va bene?

"Perché sono pochi giorni, non mi posso sistemare in hotel. Lei sa cosa significa albergo? L’albergo no. Perché volete sistemarmi in albergo?"

Dove allora?

"Una casa, perché a questo capitalismo io dico no".

Quindi è una questione di cultura. Che tipo di lavoro vorrebbe fare?

"Io ho lavorato con i rifiuti, facevo le pulizie.. Un lavoro"

Fino allo scorso anno lavorava, poi cos’è successo?

"Ho perso il lavoro, la casa".

Sono 13 anni che è in Italia e ha regolare permesso di soggiorno, ha amici qui o in Emilia Romagna dove ha vissuto a lungo? Vorrebbe tornare in Nigeria?

"In Nigeria? (si arrabbia e inizia a gridare, ndr) E perché dovrei tornare là? Lei ci tornerebbe? Io sto qui e ci resterò"

Ha denaro sufficiente per vivere?

"Sì qualcosa ho (apre il portafogli e mostra una banconota da 20 euro). Nello zainetto ho qualcosa per lavarmi, l’essenziale per vivere"

Ha un telefono?

"Sì certo non si può fare a meno del telefono oggi. A tutti coloro cui ho chiesto un lavoro devo lasciare un numero di telefono per richiamarmi. Ad oggi non lo hanno trovato ma mi hanno detto che se viene fuori qualosa mi faranno sapere (nel frattempo scendono un medico e un operatore dell’ospedale che la invitano a parlare a bassa voce perché sta disturbando i pazienti e il regolare svolgimento delle visite e delle chiamate al centralino, ndr)".

E’ consapevole che qui sta infastidendo però il personale sanitario e i pazienti..

"Se qualcuno urla io urlo (poi pronuncia frasi molto veloci in inglese difficilmente comprensibili).."

Quanto restera’ qui nell’atrio dell’ospedale Carlo Urbani? "Questo non lo so dipende da voi, dalla protesta. Tu va a dire loro perché mi lasciano qui. Ditelo a chi vi da’ il lavoro".

Quindi la sua è una forma di protesta. Ma tutti hanno provato ad aiutarla anche il Comune, i servizi sociali, le forze dell’ordine. Lei come vorrebbe essere aiutata?

"Oggi mi hanno portato dai servizi sociali ma non ho una casa, non ho un lavoro. Mi hanno detto di andare la Caritas, ma non voglio carità, voglio lavorare".

Quindi se qualcuno le offre un lavoro lei va?

"Sì, certo".