Pd, tra prove di forza e fratture. E la segretaria non si fa vedere

Dopo il boom elettorale, la candidatura di Matteo Ricci appare sempre più blindata nonostante faccia parte della frangia minoritaria del partito, distante dalle posizioni di Chantal Bomprezzi.

Pd, tra prove di forza e fratture. E la segretaria non si fa vedere

Pd, tra prove di forza e fratture. E la segretaria non si fa vedere

Una cifra che sfiora le 105mila preferenze. Più della metà raccolta nelle Marche, un boom nel Lazio (più di 39mila), oltre ai risultati lusinghieri tra Toscana (6.200) e Umbria (6.100). Il quarto più votato della Circoscrizione dell’Italia Centrale. Fuori dal podio dietro alla segretaria Elly Schlein, l’ex segretario Nicola Zingaretti e l’ormai "futuro sindaco" di Firenze Dario Nardella. Se prima del voto per le Europee e Amministrative, Matteo Ricci (Pd) era già dato in pole position per contendere Palazzo Raffaello al governatore uscente Francesco Acquaroli (Fratelli d’Italia) nel 2025, dopo i risultati conseguiti la sua posizione sarebbe ancora più blindata. E non solo perché, nelle Marche, si è accentuata la polarizzazione tra i due principali partiti di centrodestra (Fd’I al 32,9 per cento) e centrosinistra (Pd al 25,5). Ma soprattutto nei rapporti interni. Chiamati anche rapporti di forza, in casa dem. Ricci, infatti, è uno dei "leader" della frangia minoritaria del partito regionale. E ovvero, quella più distante dalle posizioni della segretaria marchigiana Chantal Bomprezzi (la cui assenza ieri alla conferenza stampa di Ricci non è passata inosservata). Almeno dopo le lotte intestine dei mesi scorsi. Dalle note fratture con il gruppo consiliare in Regione, al dossier presentato a Roma alla Schlein dai sei consiglieri su otto, passando per la richiesta – in un’infuocata Direzione – della Bomprezzi di rimuovere il capogruppo Maurizio Mangialardi che, tuttavia, a Palazzo Leopardi godrebbe della maggioranza dei consiglieri. Un tema, quest’ultimo, rimasto sospeso fino alle Europee. E probabilmente destinato a rimanere tale. Perché Mangialardi è un fedelissimo di Ricci. E perché gli appelli di unità e basta dispetti arrivano proprio da Ricci. Mettersi contro all’europarlamentare, per di più eletto così, oggi, non sembrerebbe una grande mossa nel tentativo di tornare al governo della Regione. Lui schiva le domande su un futuro in Regione. Ma è verosimile che abbia iniziato a pensarci. E anche piuttosto seriamente in quanto, checché se ne dica, le Europee servono eccome per misurare la popolarità. Chiedere ad Acquaroli che, nel 2019, ottenne oltre 9mila preferenze ma Fd’I si fermò appena al 6,98 per cento. Un’era geologica politica fa, visti i numeri odierni. Salvo poi, l’anno dopo, essere incoronato presidente. Da ultimo l’ex sindaco di Pesaro è stato già protagonista di un fruttuoso "campo largo" con i 5 Stelle nella sua città. Ecco che potrebbe intercettare anche il voto dei progressisti.