Guerra in Ucraina e profughi, Bologna tra le destinazioni principali in Italia

Come funziona l'accoglienza in città. Un migliaio di persone alla marcia per la pace a Monte Sole, domenica 13 il pellegrinaggio a San Luca

Bologna, 6 marzo 2022 - Bologna è tra le principali destinazioni dei profughi in fuga dalla guerra in Ucraina, attaccata dalla Russia. Le altre sono Roma, Milano e Napoli. Il Viminale fa sapere che sono 14.237 i cittadini ucraini entrati in Italia dall'inizio del conflitto, che porta con sé drammatiche conseguenze umanitarie, fino alle ore 8 di oggi: 7.052 donne, 1.459 uomini e 5.726 minori. 

"In caso di massiccio afflusso - ha assicurato il sottosegretario all'Interno Carlo Sibilia - le prefetture potranno provvedere al reperimento di strutture ricettive idonee", coordinandosi con i governatori delle Regioni, commissari delegati per la nuova emergenza, allo scopo di utilizzare anche i Covid Hotel, ora che la pandemia sta dando segnali di tregua. Sibilia, inoltre, fa sapere che per "ampliare il sistema di accoglienza per i minori non accompagnati" sarà possibili accedere al Fondo Nazionale per le politiche e i servizi dell'Asilo.

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Guerra in Ucraina, Bologna tra le principali destinazioni italiane per i profughi
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Come accogliere i profughi

E' di ieri il video-appello del sindaco Matteo Lepore e dell’arcivescovo Matteo Zuppi per chiedere ai bolognesi di aprire le loro case ai profughi. A Bologna ci sono le risorse per sostenere 300 posti nel sistema Sai (Sistema accoglienza integrazione), cioè la seconda accoglienza, ma quegli alloggi adesso vanno trovati, tranne i primi 80 che sono stati già individuati in gran parte all’interno del patrimonio a disposizione dell’Asp (Azienda pubblica di servizi alla persona).

Se la prima accoglienza dei Cas (Centri di accoglienza straordinaria) secondo il piano della prefettura può arrivare a 1.500 posti, il Sai metropolitano può contare sui 300 destinati ai profughi dell’Afghanistan riconvertiti per gli ucraini. Per il resto, tocca alla buona volontà dei bolognesi. Da qui, la creazione di una task force comunale, guidata dall’assessore al Welfare Luca Rizzo Nervo che punta sia a ’mappare’ i profughi arrivati sotto le Due Torri (il modulo per ’registrarsi’ è su https://www.comune.bologna.it/ucraina) sia a mettere in rete tutte la macchina dell’accoglienza (Bologna vale il 10% di quella nazionale). Come fare? Si può mandare una mail a Bolognaperucraina@comune.bologna.it e aprire la propria casa ai rifugiati. 

Per chi apre le porte di casa, sono previsti rimborsi, mentre per i figli dei rifugiati presto verrà garantito il servizio scolastico.

Intanto oltre ai privati, il Comune sta valutando anche medie strutture e ha allertato le associazioni degli albergatori.

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Marcia della pace a Monte Sole

Monte Sole, teatro dell'eccidio nazista tra il 29 settembre e il 5 ottobre del 1944, ha ospitato oggi la marcia della pace. Presente anche il sindaco di Bologna, Matteo Lepore. Centinaia di persone, almeno un migliaio secondo gli organizzatori, in marcia per chiedere la pace in Ucraina da Monte Sole, Marzabotto, uno dei luoghi dove ebbero luogo eccidi nazisti tra i più efferati del Paese.  Il corteo, guidato dai sindaci di Marzabotto, Bologna, Grizzana e Monzuno, arriva gino al cimitero di Casaglia, ai piedi della tomba di don Giuseppe Dossetti, tra i principali ideatori dell'articolo 11 della Costituzione, in cui si sancisce che l'Italia "ripudia la guerra come strumento di offesa" e "mezzo di risoluzione delle controversie internazionali". 

Tante le adesioni di associazioni locali e nazionali, da Amnesty International a Emergency, da Libera alla Comunità di Sant'Egidio. Tra i partecipanti c'è Ferruccio Laffi, sopravvissuto all'eccidio di Monte Sole.

Lepore ricorda le parole di Sassoli

"Siamo davanti a una guerra terribile, che durerà. Queste marce per la pace non convinceranno Putin" a desistere "ma devono convincere l'Europa a essere un continente di pace, che si assume le proprie responsabilità", ha dichiaratp Matteo Lepore, sindaco metropolitano di Bologna. "Siamo qui", ricorda Lepore, perché la lapide che abbiamo di fronte "ha una frase molto importante: la pietà per loro, per le persone che riposano in questo cimitero deve essere di monito per le donne e gli uomini affinché mai più accadono le barbarie del nazifascismo. Su queste parole David Sassoli ci diceva che è nata l'Europa, e noi lo crediamo. L'Europa è nata con un prezzo di sangue altissimo, di milioni di morti, di partigiani, combattenti, civili, di persone che hanno preso parte per riunire popoli che qualcuno aveva voluto dividere. La Seconda guerra mondiale nasce da questo. La disumanizzazione di interi popoli e intere culture. Noi siamo qui perché questa invasione, quella che Putin e il suo governo stanno lanciando sull'Ucraina, è un'invasione che ha le caratteristiche dell'avvio della Seconda guerra mondiale".  "Sono molto preoccupato - dice Lepore - perché i leader europei non sono stati conseguenti in questi ultimi decenni con il monito di questa lapide". Anzi, "da un'idea di allargamento e inclusione, si sono lasciati fare arretrare nei loro valori e nella loro capacità id costruire l'integrazione in Europa dai nazionalisti e dai sovranisti".

Grande è la solidarietà di queste ore nei confronti delle centinaia di profughi che stanno arrivando anche in Emilia-Romagna e a Bologna. "Questa Europa deve aprire le frontiere sempre, non guardando al colore della pelle - dice Lepore - Noi vogliamo e dobbiamo restare umani".  Bologna, ha concluso, ha aderito per il 12 marzo alle manifestazioni che si svolgeranno contemporaneamente in tutte le città europee. In piazza Maggiore alle 18, "Bologna si mette in cammino come città di pace".

Le iniziative gemelle a Carpi e Gattatico

In contemporanea oggi, tra mattina e pomeriggio, si svolgono iniziative 'gemelle' per la pace in altri luoghi della memoria in Italia, simbolo dei crimini nazifascisti.  A Carpi, davanti al Museo del Deportato, la Fondazione Fossoli e il Comune lanciano un appello per la pace. Coinvolti anche Sant'Anna di Stazzema e Risiera di San Sabba. A Casa Cervi a Gattatico (Reggio Emilia) la chiusura stasera. Qui si mette insieme un'enorme bandiera per la pace. Iniziative in collaborazione con la rete Paesaggi della Memoria.  La 'staffetta' dei cinque luoghi nei giorni scorsi ha sottoscritto un appello per la pace: "Abitare un luogo della violenza passata significa confrontarsi ogni giorno con l'esperienza della guerra. Significa - recita un passaggio - confrontarsi quotidianamente con tutto quello che alimenta la cultura dell'oppressione, della sopraffazione, dell'uccisione. Dai luoghi che abitiamo e dalle loro storie è nata la Costituzione italiana, che afferma senza possibilità di fraintendimenti che la guerra va ripudiata. Per questo condanniamo l'inaccettabile invasione dell'Ucraina da parte della Russia".

Pellegrinaggio a San Luca

Un pellegrinaggio per la pace al Santuario di San Luca è infine organizzato con cattolici e ortodossi, russi e ucraini, domenica 13 marzo a Bologna.