Cittadinanza onoraria ad Arrigo Sacchi

Festa a Torre San Patrizio, teatro gremito: il tecnico premiato per avere esaltato il concetto di squadra

Cittadinanza onoraria ad Arrigo Sacchi

Cittadinanza onoraria ad Arrigo Sacchi

Giornata di gala per il Comune di torre San Patrizio che ieri pomeriggio, in un Teatro De Cadillach gremito, ha consegnato la cittadinanza onoraria del Comune ad Arrigo Sacchi, tecnico che ha rivoluzionato non solo il calcio italiano ma anche il concetto di squadra e di valori legati al mondo dello sport. Sul palco il tecnico di Fusignano ha aperto il libro dei ricordi ma anche quello dei suoi principi di vita e di calcio con il giornalista Mario Fugazza e con il primo cittadino Luca Leoni. In platea rappresentanti delle istituzioni con la Regione rappresentata dal consigliere Andrea Putzu, il presidente della Provincia di Fermo Michele Ortenzi, il presidente del Coni Marche Fabio Luna quello della Figc regionale Ivo Panichi e tantissimi amministratori locali. Insieme a loro tanti i tifosi rossoneri, anche con sciarpe, maglie e ritagli di giornale dell’epoca del Milan di Sacchi appunto. Conversazione a tutto tondo partendo proprio dal suo libro "Il realista visionario" in cui i messaggi chiari per i più giovani non mancano assolutamente. Una passione per il calcio nata da piccolissimo vedendo il mondiale del ‘54 e quell’Ungheria magica, passando per il ‘58 con un giovanissimo Pelè e Garrincha, un papà calciatore della Spal ma anche proprietario di azienda ad insegnargli i principi di vita che contano. Una carriera da giocatore interrotta prestissimo, intorno ai 20 anni "perché o giocavo titolare o smettevo, e quindi ho smesso" e l’offerta quasi immediata di allenare partendo dalla sua Fusignano, scalando poi tutte le serie e i gradini, dalla quarta serie alla Serie A appunto con il Milan, dove arriva dal Parma. Ma soprattutto si para di idee e di principi. "In Spagna il calcio è uno spettacolo sportivo; durante l’intervallo comunicano il possesso palla ed è un boato, in Italia non frega nulla a nessuno. In Italia basta che vinciamo, facciamo i furbi ma la furbizia non è un valore, siamo già nella disonestà". Parlando di furbizia racconta proprio una aneddoto che lo lega al territorio fermano. "Allenavo in quarta serie e veniamo a maggio a giocare contro la Fermana, al Bruno Recchioni. Caldissimo ma arriviamo in campo ed era completamente bagnato, quasi impantanato. Parlando di furbizia appunto". La voglia di un cambio di mentalità: "Bisogna essere ottimisti, quando ci difendiamo non possiamo essere ottimisti, la palla ce l’hanno gli altri. In tutte le squadre dove sono stato volevo la palla e il possesso. Il calcio è uno sport collettivo, che si gioca in 11 non può decidere un singolo, qui siamo malati di tatticismo e puntiamo sulla furbizia. Ho difeso uno stile, in un paese che non ha stile".

Roberto Cruciani