Un laboratorio in cui vengono effettuate le analisi dei test per il Coronavirus
Un laboratorio in cui vengono effettuate le analisi dei test per il Coronavirus

Ferrara, 10 aprile 2020 -  Si chiama IgM ovvero Immuno globulina g. E quando un test rapido sierologico lo rileva allora vuol dire che una persona è non solo covid positivo ma si trova in una fase acuta della malattia, anche senza avere sintomi. Tutto questo è successo alcuni giorni fa tra il personale medico che opera nella terapia intensiva universitaria dell’ospedale di Cona.

Uno specializzando in anestesia, romagnolo, dopo essersi sottoposto al test sierologico che l’azienda ha deciso di fare al personale che sta lavorando in prima linea contro questa epidemia, è risultato avere il Covid-19 ma senza sintomi. "In infettivologia si chiama spargitore virale" spiega l’esperto Marco Libanore che è fra gli infettivologi più autorevoli dell’Emilia-Romagna.

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Lo specializzando da lunedì è in isolamento domiciliare e continua a non manifestare sintomi. "Nessun rischio per i colleghi o i pazienti" fanno sapere fonti ospedaliere. Il giovane professionista non solo ha sempre lavorato in corsia con i dispositivi di protezione individuale ma, precisa ancora l’azienda, la prova che non ha causato nuovi contagi "sta nel fatto che i testi eseguiti in quel reparto sono tutti negativi".

Un caso da manuale perché è stato il test sierologico eseguito nel weekend scorso a captare la malattia in una persona che non ha mai manifestato di averla. "Quello che possiamo dire è che dopo il test ha evidenziato che la persona stava attraversando la fase acuta della malattia. Gli IgM infatti sono l’indicazione che in quel momento la malattia è nella prima fase, quella della viremia che sta a significare che la persona ha contratto il Covid-19 da una settimana o dieci giorni" afferma ancora Libanore.

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Le fasi della malattia, la "settenaria", sono tre: "La prima settimana il virus entra nel corpo e colpisce il sistema immunitario. Nella seconda c’è l’infiammazione. Da questa fase in poi può succedere di tutto anche l’esasperazione della malattia che è la fase che poi può portare all’intubazione in terapia intensiva per gravi difficoltà respiratorie" dichiara. L’asintomaticità, tuttavia, precisa Libanore, "di solito è correlata con una bassa carica virale e dunque il contagiato può avvenire solo se il contatto è molto ma molto diretto".

Sui sintomi che può dare il coronavirus lo specialista tuttavia tiene a fare delle puntualizzazioni: "Questa è una malattia che non si manifesta più con sintomi legati alla polmonite interstiziale". Libanore infatti chiarisce che il virus Sars-Cov2 può dare anche sintomi come cefalea, anosmia (perdita della capacità di sentire gli odori), perdita dei sapori e "molto spesso provoca la miocardite" aggiunge l’esperto.

"Clinicamente la malattia infatti si manifesta come una polmonite interstiziale ma poi da un punto di vista anatomo-patologico viene definita vasculite trombofilica virale, cioè una malattia che provoca micro e macro trombi in tutti gli organi del corpo".