Ferrara, 4 gennaio 2018 - Passa le giornate chiuso nella sua cella. Non esce mai nel cortile per l’ora d’aria, non chiede di nessuno e legge la Bibbia. È la vita da detenuto di Norbert Feher, alias Igor Vaclavic, il pluoriomicida serbo arrestato dalla Guardia civil spagnola nel sud dell’Aragona il 15 dicembre. Dal giorno della sua cattura, il super ricercato è in un regime carcerario di massima sicurezza.

Le autorità spagnole, consapevoli della sua pericolosità e imprevedibilità, non lasciano nulla al caso. Al momento, Igor/Norbert si trova recluso nel modulo di isolamento del penitenziario di Zuera. Dopo alcuni giorni nel carcere di Teruel, le autorità iberiche hanno preferito trasportarlo in un luogo più idoneo a ospitare detenuti del suo calibro criminale. Ora Igor vive in una cella ad altissima sicurezza.

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La porta di ingresso è di metallo e si può chiudere meccanicamente dal posto di guardia. All’interno della stanza c’è una sola finestra, apribile ma protetta da sbarre. Il letto è fissato alla parete e ha un materasso di spuma. Nell’angolo toilette, ha un wc, un lavabo, una doccia e uno specchio di plastica fissato al muro. L’armadio e le mensole sono in opera e fatte di un materiale molto solido. Il personale del penitenziario controlla il detenuto attraverso uno spioncino di vetro blindato.

Nonostante sia recluso in uno spazio angusto all’interno di un carcere di massima sicurezza, gli agenti in servizio non escludono la possibilità che Igor possa procurarsi un’arma o qualcosa con cui far del male a se stesso o ad altri. Per questa ragione, ogni giorno la sua cella viene perquisita e controllata da cima a fondo. Il contatto con gli agenti penitenziari è ridotto al minimo.

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Dal canto suo Feher sembra avere adottato uno stile di vita da eremita. Nonostante abbia la possibilità di passeggiare in cortile per due ore al giorno, non esce mai dalla sua stanza. Da quando è arrivato nel penitenziario Zuera (circa due settimane fa) non ha chiesto di comunicare con nessuno né di telefonare a familiari o al suo avvocato.

L’unica richiesta è stata una Bibbia da leggere in cella. Nient’altro. Nemmeno la televisione, della quale avrebbe diritto così come gli altri detenuti. Un isolamento nell’isolamento, che si interrompe soltanto all’arrivo dei pasti (colazione alle 8, pranzo alle 13.30 e cena alle 20).

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"Non parla per nulla e si mostra imprevedibile" hanno riferito fonti carcerarie al quotidiano spagnolo Heraldo de Aragon. Il ritratto che trapela dalle mura del penitenziario spagnolo, se mai ce ne fosse ancora bisogno, parla di un criminale insidioso e che richiede il massimo della cautela anche nei rapporti quotidiani. Una belva che può ancora mordere, anche se rinchiusa in una stanza di cemento e ferro di pochi metri quadrati.

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